L’Anfiteatro Campano di Santa Maria Capua Vetere è il secondo anfiteatro romano per grandezza, più grande c’è solo il Colosseo. Non sarà il più grande, ma è certamente è più antico. Non solo è precedente al Colosseo, ma pare si ritiene che ne sia servito da modello.

L’Anfiteatro Campano è più antico del Colosseo
La costruzione è inizia sotto i Flavi, gli stessi imperatori del Colosseo, poi in seguito è stato abbellito e rifinito da almeno tre imperatori. Capua aveva un’importanza strategica perché era il punto in cui la via Appia e la via Latina – le due vie romane più importanti dell’antichità – si congiungevano. La via Latina terminava la sua corsa a Capua, mentre la via Appia da qui proseguiva perso Sud, fino ad arrivare – con il tempo – a Brindisi, dove ancora oggi è visibile una delle due colonne che segnava il punto di arrivo.
Per lungo tempo Capua fu una rivale di Roma, in termini di ricchezza di lusso di potere, eppure l’anfiteatro è un po’ la dimostrazione di una sorta di dichiarazione che poneva Capua davanti al mondo nella sua grandezza. Forse anche per questo Cicerone definisce Capua come altera Roma cioè l’altra Roma
L’anfiteatro Campano ha delle caratteristiche comuni a questo tipo di edifici. Aveva una facciata esterna colossale con 80 Arcate su quattro piani, alta oltre di 45 metri e si sviluppava su quattro ordini. Il livello più basso era in stile Toscano, solido semplice che comunicava forza stabilità. Per gli ordini superiori furono utilizzati stili più eleganti: al primo livello il dorico, poi lo Ionico e infine il corinzio.

I materiali utilizzati erano mattoni e calcestruzzo e poi un rivestimento in travertino e marmo e Sulle chiavi di volta dei primi due ordini di archi erano stati sistemati i busti di alcune divinità, oggi conservati presso diversi musei della regione (Museo Campano della città di Capua; Museo archeologico dell’antica Capua di Santa Maria Capua Vetere; Museo Archeologico Nazionale di Napoli), mentre altri 7 sono sulla facciata del palazzo Municipale di Capua.
All’interno le gradinate della cavea, che potevano ospitare fino a 60 mila spettatori, erano organizzate con un suddivisione sociale dei posti, come del resto si ritrova anche al Colosseo. I posti erano destinati a seconda dell’importanza, in basso i posti d’onore, quelli con la vista migliore erano per senatori, magistrati locali, poi man mano che si saliva il prestigio sociale diminuiva. Nella parte più alta, la plebee con la vista peggiore. Una distribuzione di posti che era anche una rappresentazione della piramide sociale dell’epoca
Fiore all’occhiello dell’anfiteatro sono i sotterranei, la parte meglio conservata dell’intero complesso: è qui che c’era il vero funzionamento dell’anfiteatro, la chiave di quello che accadeva sull’arena.
Grazie ad un sistema di ascensori era possibile portare velocemente nell’area non solo persone e animali, ma allestire in poco tempo anche intere scenografie con alberi, finte colline, edifici, trasformando un’arena vuota in una foresta o in un accampamento nemico. Praticamente degli effetti speciali
A render possibile tutto ciò c’era anche il lavoro di decine di schiavi e tecnici che lavoravano per azionare argani contrappesi e ottenere l’effetto di far apparire dal nulla foreste e animali. Una tecnologia dell’epoca che troviamo anche in un avanzato sistema idraulico che consentiva di lavare via tutto il sangue, far sparire rapidamente le carcasse e preparare l’Arena allo spettacolo successivo.
Tutto questo ci fa capire anche come l’anfiteatro Campano non fosse una versione minore del Colosseo, ma un prototipo, un capolavoro di ingegneria, che dimostra come Capua si sentisse pari
Le scuole di gladiatura
Il nome di Capua è legato anche a Spartaco, anche se lui non ha mai combattuto nell’arena, è da qui che con una settantina di gladiatori ha dato vita alla rivolta degli schiavi che nel 73 ha messo a dura prova Roma
Capua era famosa anche per essere una sorta di accademia gladiatoria, qui si trovavano le migliori scuole e, ovviamente, i migliori allenatori ed erano sottoposti ad un duro allenamento che li trasformava in macchine da combattimento. I gladiatori erano schiavi, prigionieri di guerra, criminali. Per l’epoca la feccia della società, ma nell’arena si trasformavano in eroi amati dal popolo
Le donne li idolatravano e i bambini giocavano a fare i gladiatori, non era difficile trovare i nomi dei gladiatori più famosi incisi sui muri di tutto l’impero.

Gladiatori che qui sono ricordati con un piccolo museo annesso al sito archeologico.
Nella prima sala è possibile vedere, tra le altre cose, tre delle chiavi d’arco che decoravano le arcate dell’anfiteatro e un plastico che riproduce sia lo stato attuale dell’edificio si quello che doveva essere il suo aspetto originario.
Nella seconda sala si trova una ricostruzione dei gradini della cavea e consente al visitatore di avere un’idea dell’antica decorazione.
Infine la terza sala ospita la ricostruzione di un combattimento.

Dai fasti al degrado
Dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente per l’anfiteatro campano di Santa Maria Capua Vetere si andò ad aprire un capitolo doloroso che lo vede in parte distrutto dai vandali di Genserico e successivamente dai Saraceni.

Dai Longobardi fu trasformato in fortezza e verso la fine del IX secolo furono gli stessi abitanti della zona a depredarlo, come era solito fare in quel periodo, per ricavarne materiale da costruzione che servì, tra le altre cose, per la costruzione del Duomo e altri edifici.

A mettere fine a questa usanza fu un decreto Regio in epoca borbonica che lo riconobbe quale monumento nazionale

Visitare l’Anfiteatro Campano
Una volta arrivati a Santa Maria Capua Vetere ve lo troverete davanti agli occhi in tutta la sua maestosità. Le sue dimensioni sono di tutto rispetto, di forma ellittica aveva l’asse maggiore di 170 metri e quello minore di 139. Era alto 46 metri, e si alzava su 4 ordini di spalti, tutti accessibili attraverso delle scale sia interne sia esterne. Rispetto al Colosseo conserva il piano dell’arena dove anticamente avvenivano i combattimenti, che era formato da tavole in legno cosparse di sabbia.

La visita poi prosegue negli ambienti sotterranei dove, come in un piccolo labirinto, ci si muove alla scoperta del dietro le quinte, compresi i meccanismi che venivano utilizzati per portar le belve, con effetto sorpresa, nell’arena.
Nonostante la sua importanza, il sito non è mai affollato. Questo vi consente di girarlo in tutta calma e di sentirvi quasi dei visitatori privilegiati.
Era tanto che lo volevo visitare, me ne aveva parlato tantissimo il mio amico Nicola Spina del blog Viaggiatori low cost, l’occasione poi arrivata durante il mio weekend a Caserta che è iniziato proprio dall’Anfiteatro Campano.
Me ne andavo solo tra le rovine dell’anfiteatro campano, dove rimanevo molte ore, pensando all’antica grandezza di Capua, ad Annibale, a tutta la storia di Livio…[Luigi Settembrini, 1830]
Informazioni per la visita

Dove si trova:
L’Anfiteatro Campano si trova a Santa Maria Capua Vetere (CE), nel centro cittadino di fronte Piazza I Ottobre. Lo troverete facilmente basta seguire le indicazioni che trovate appena arrivati in città.
Biglietti:
Il biglietto include, oltra alla visita dell’anfiteatro, sotterranei compresi, il museo dei Gladiatori, al Museo Archeologico e al Mitreo, anche se questo – al momento – è temporaneamente chiuso
Museo archeologico dell’antica Capua

La visita poi prosegue con il museo archeologico dell’antica Capua, allestito nei locali di un’ex caserma borbonica che a sua volta fu edificata sui resti della casa natale di Roberto d’Angiò (Re di Napoli).

Il museo si articola in 10 sale che ricostruiscono, in ordina cronologico, la storia archeologica del territorio a partire dall’Età del Bronzo.
Mitreo di Santa Maria Capua Vetere
l Mitreo di Santa Maria Capua Vetere fu scoperto solo nel 1922 ed è considerato uno di quelli meglio conservati in tutta Italia.
Il mitreo – che non si trova molto lontano dall’Anfiteatro Campano – era dedicato al culto del dio persiano Mitra e risale alla fine del II secolo. Il culto di questa divinità si diffuse tra il I ed il II sec. d. C. ed ha raggiunto il suo culmine nel III secolo.
Il mitreo di Santa Maria Caputa Vetere, così come agli altri mitrei che conosciamo, è un luogo di culto segreto dedicato a una religione misterica legata all’uccisione del toro, che attraverso questa cerimonia prometteva la salvezza personale degli adepti.
Il mitreo, alla data in cui ho scritto questo articolo, era temporaneamente chiuso al pubblico.



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