Se siete alla ricerca di una destinazione autentica, ricca di storia, cultura e sapori unici, allora dovete visitare la Vallonia (la regione meridionale del Belgio di lingua francese) perché una cosa è sicura: c’è tanto da fare e vedere. Io l’ho visitata più volte, nel 2015 sono stata anche ospite di Mons in occasione della festa di apertura dell’anno che l’ha vista capitale europea della cultura.

Questa volta sono tornata per un tour di 4 giorni, con base nella capitale Namur. Tra città, birre artigianali, castelli e un po’ di relax.
Quattro giorni in Vallonia: l’itinerario

Uno dei pregi della Vallonia è il fatto che sia ben collegata con i treni, Namur infatti è uno dei principali snodi ferroviari della regione belga e qui convergono tutte le principali linee regionali, questo permette di fermarsi in città e poi muoversi per delle escursioni giornaliere. Esattamente quello che ho fatto in compagnia di Roberta Zennaro e Stefania Russo, un bel gruppetto selezionato dall’Ente del Turismo Belgio Vallonia che ha organizzato questo viaggio stampa.
Insieme abbiamo esplorato le meraviglie della regione, alternando momenti di storia, cultura, arte e cucina, offrendoci emozioni uniche.
Sulle varie tappe di viaggio tornerò, in modo più approfondito, a breve, oggi quello che propongo è solo una presentazione, a grandi linee, del mio itinerario che ha toccato, oltre Namur anche le città di Charleroi e Dinant.
Namur, la capitale della Vallonia
Il nostro viaggio è iniziato con l’arrivo all’aeroporto Charleroi con un volo low cost, da qui ci siamo spostate a Namur, capitale della Vallonia, presso l’Hotel Les Tanneurs.

Accompagnati dalla nostra guida, Saverio Provenzano, abbiamo scoperto vicoli pittoreschi, i principali monumenti della città, ma soprattutto una vista dall’alto dalla maestosa Cittadella di Namur, una delle fortezze meglio conservate d’Europa. Visto che si trova in alto è scontato che la strada sia in salita, ma a venirci in aiuto è stata la funivia che collega la parte bassa di Namur con la Cittadella.

Un percorso aereo che da subito offre una vista mozzafiato sulla città adagiata tra due fiumi, il Mosa e Sambre. Per la discesa invece molto meglio prendersela con calma e farla a piedi, vedere Namur da questa prospettiva è molto interessante e poi è stato proprio durante questo tragitto che Saverio ci ha regalato vere e proprie pillole di storia sulla Vallonia, di quelle che non si trovano neppure sui manuali scolastici.

Non potevano mancare le delizie culinarie: la degustazione del Biétrumé, delle caramelle morbide a base di nocciola, una golosa tipicità locale.

E poi, visto che parliamo di Vallonia non poteva mancare una degustazione di birra, con una piacevole sosta al Barnabeer, anche se devo dire che, vista l’ampia scelta, non è stato davvero facile scegliere le birre da provare, tra queste anche la celebre Blanche de Namur.

La giornata si è conclusa con una cena elegante in un locale su fiume, anzi sui fiumi perché si trova esattamente nel punto in cui Mosa e Sambre si incontrano, un locale che non poteva che chiamarsi La Confluence. Un’ottima cena con le immancabili patate fritte, per me l’occasione di fare un video per raccontare la storia della nascita delle patate fritte, avvenuta proprio a Namur durante un freddissimo inverno.
@sullestradedelmondo Direttamente da #Namur, in #Vallonia, vi racconto come, proprio qui, sono nate le #patatefritte . Una storia che ho imparato durante un #presstour in #collaborazione con #visitwallonia con tanto di spiegazione sul fatto che si chiamani #frenchfries anche se sono nate in #Belgio che ho appreso dalla nostra guida #imparacontiktok #travelbloggerlife ♬ suono originale – Simonetta Clucher
Charleroi, il fascino post-industriale
Il secondo giorno ci ha visto divise, Roberta è andata a Mons, Stefania a Spa, un nome un programma, mentre a me è toccata Charleroi, una città che non ha una bella fama, tanto che una rivista olandese l’ha definita come “la città più brutta del mondo“. Ecco, io quella mattina ho preso il treno con in mente questa definizione, mi dicevo “Sono in Vallonia che è tanto bella e cosa mi tocca andare a vedere?”. Queste le premesse, ma quello che ho trovato è stato tutt’altro, una città che mi ha piacevolmente sorpreso.

Vero che si tratta di una città relativamente recente e che è stato un grande centro industriale, soprattutto siderurgico, vero anche si trova al centro di un bacino carbonifero, ormai non più sfruttato, ma è anche vero che la Charleroi sta vivendo un periodo di importante rinascita e di miglioramento.

A farmi apprezzare in modo particolare Charleroi è stata la mia guida, Cosimo Pontillo, che mi ha condotto lungo un itinerario sorprendente tra storia, architettura Art Déco, fumetti, street art, cultura e il passato industriale della città. Inutile negare che la città possa ancora migliorare, ma i progetti ci sono, tra questi la creazione di un piccolo porto turistico per accogliere le house boat che fino ad oggi arrivano a Charleroi, ma possono solo attraversare la città perché non ci sono posti per l’approdo.
Una visita a Charleroi è anche la scoperta di locali molto caratteristico, come il Livre ou Verre, un caffè che è vende anche libri usati e organizza eventi culturali
@sullestradedelmondo Durante il mio recente viaggio im #Vallonia ho visitato anche #charleroi e la mia guida mi ha portato a prendere un #caffe in un locale molto particolare. Si chiama #livreouverre qui puoi prendere un caffè e al tempo stesso leggere (o comprare) un libro, assistere a uno spettacolo, vedere una mostra o perfezionare una lingua, parlando di #libri #viaggiare in #belgio ♬ Cute – Aurel Surya Lie
O ancora il Chez Ta Mère, ancora un caffè, dove è possibile anche mangiare e bere ottime birre, che ha la caratteristica di essere, al tempo stesso, anche una sorta di mercatino delle pulci dove acquistare oggetti vintage.

e poi Robert La Frite, un chiosco che vende patate fritte (e non solo) dal 1952 che hanno la fama di essere le più buone della città.

A proposti di piatti tipici, a pranzo ci siamo fermati presso la Brasserie Les Templiers, un locale accogliente dove si mangia molto bene, io mi sono fatta consigliare ed ho preso un piatto di escavèche Chimay, una ricetta tradizionale belga a base di pesce d’acqua dolce, nel mio caso anguilla, marinato in salsa di aceto e accompagnato da cipolle, carote e spezie. Un sapore molto particolare, se ve lo consiglio io – che non amo il pesce di acqua dolce – vi potete fidare.

La sera, di ritorno a Namur, ci siamo concessi una cena al ristorante dell’hotel, Le Grill des Tanneurs, rinomato per le sue carni alla griglia. Una scelta indovinata, sia per la sua atmosfera accogliente, sia per il fatto che tornando ognuna di noi, stanca, da una città diversa era perfetto. Ci siamo così ritrovate all’appuntamento tutte e tre vestite, senza esserci messe d’accordo prima, in un elegante abito nero.
Dinant, la città del sassofono
Il terzo giorno ci ha portato a Dinant.

La visita guidata con Toni Neri è stata un viaggio tra musica e storia.
Quello che colpisce di Dinant è soprattutto la posizione, schiacciata (ma lo dico in senso positivo) tra il fiume e le montagne. Di conseguenza si estende per lunghezza.

Tra le cose abbiamo scoperto di questa città sono varie cose: intanto è famosa per essere la patria del sassofono ed essere la città dove si produce la celebre birra Leffe.

Durante la visita alla cattedrale la guida ci illustrato anche un’altra tipicità di Dinant, ovvero le le Dinanderie, una particolare arte di lavorare rame e ottone che trova impiego soprattutto negli oggetti sacri. Immancabile anche qui una visita alla Cittadella, questa volta però salita e discesa in teleferica, non solo per ammirare il panorama dall’alto, ma anche per visitare quello che è un vero e proprio un museo di storia militare, con tanto di percorso espositivo che illustra, scene di vita quotidiana dei soldati.

Da non perdere poi un giro in quella che è una ricostruzione di una trincea della prima guerra mondiale, visita resa anche più interessante da effetti speciali creati ad hoc.
Per pranzo, non potevamo perdere la flamiche, una quiche al formaggio tipica della città di Dinant, che abbiamo mangiato in riva al fiume al ristorante Cerf Vert.

Nel pomeriggio, abbiamo esplorato non uno, ma due castelli:
- Castello di Freyr, con i suoi bellissimi giardini, chiamato anche la piccola Versailles
- Castello di Bioul, con visita al parco e degustazione vini

La giornata si è conclusa, con il ritorno a Namur e cena al Bistro Belgo Belge, che ha saputo conquistare tutti con piatti tipici a base di polpette, accompagnate da golosissime salse.
Giorno 4: Relax a Namur

L’ultimo giorno è stato dedicato al relax e alla scoperta in libertà di Namur. Tra il cosa fare e il cosa vedere abbiamo scelto il fare, il modo migliore per salutare la Vallonia.
Così abbiamo passeggiato lungo il fiume Mosa e vissuto l’esperienza di una mini-crociera lungo il Sambre e la Mosa, a bordo delle caratteristiche Namourettes. Crociera è un po’ esagerato, si tratta di piccole imbarcazioni che funzionano come mezzo di trasporto urbano: è previsto un itinerario ben preciso, ma si può scendere dove fa più comodo e si paga solo 0.50 € a fermata.
Una mezza giornata di relax prima di tornare a Charleroi dove ci attendeva il nostro aereo per riportarci a Roma. Un viaggio breve ma intenso, che mi ha fatto innamorare ancora di più della Vallonia e della sua autenticità.
A presto con una serie di approfondimenti sulle tre tappe di questo viaggio per coprire meglio, nei dettagli, cosa vedere in Vallonia in 4 giorni #StayTuned



