Cuba, Camaguey: Ovvero avventura in taxi parte I

Il nostro arrivo a Camaguey è stato nel pomeriggio, durante questo viaggio siamo sempre riusciti a trovare alloggi ben posizionati, tranne in due occasioni.

Camaguey town

A Camagüey avevamo un hotel che si trovava a 5 km dal centro, non pensavamo fosse un problema, invece questo è stata la causa della nostra piccola disavventura, che si è risolta con un ritorno in taxi decisamente movimentato.

Ora vi spiego che è successo. Arrivati a Camaguey, abbiamo pensato di approfittare del nostro autista per farci lasciare in città con il pulmino. L’idea era semplice e apparentemente logica: al ritorno avremmo preso un taxi. Facile, no? Purtroppo, il piano non è andato esattamente come previsto.

Dopo cena, per rientrare in hotel, avevamo bisogno di tre taxi, e così abbiamo chiesto al ristorante di chiamarli per noi. Ricevuta la conferma che sarebbero arrivati, siamo usciti fiduciosi. Ma di taxi, ahimè, ne è arrivato solo uno.

“Tranquilli, gli altri stanno arrivando” ci ha detto il tassista. Ma arriveranno davvero? La risposta è stata un secco NO, che ci è diventato chiaro dopo quasi un’ora di attesa.

A quel punto non avevamo molta scelta: eravamo vicini a un’area pedonale, quindi ci siamo mossi alla ricerca di mezzi che potessero riportarci in hotel. Lungo la strada, con un po’ di fortuna, siamo riusciti a fermare un taxi al volo. Ma ce ne serviva ancora un altro, ed è lì che l’impresa è diventata impossibile. Non ci crederete, ma sembrava che tutti i taxi fossero spariti!

L’unica alternativa era tornare a piedi. E sì, lo confesso, eravamo sull’orlo della disperazione. Di notte, a piedi, in una città che, secondo la Lonely Planet, disorienta i turisti oggi come un tempo disorientava i pirati. Non una prospettiva incoraggiante.

Mentre discutevamo su cosa fare, un cubano si è avvicinato e ci ha detto che avrebbe pensato lui a procurarci un taxi. Taxi… molto particulare! Che poi traducendo significa taxi privato, o meglio abusivo. Avremmo evitato, ma avevamo davvero poca scelta.

Il taxi particulare era uno scassone di macchina. Il conducente ci ha chiesto 10 CUC per portarci in hotel, ovvero più del triplo di una corsa regolare. Eravamo disperati, sì, ma non tanto da farci imbrogliare in quel modo. Dopo una lunga trattativa, siamo riusciti ad accordarci per 3,5 CUC.

La lunga contrattazione, però, non è passata inosservata: la polizia cubana ci teneva d’occhio. Quando finalmente siamo partiti, abbiamo visto che gli agenti hanno fermato il nostro tassista abusivo appena svoltato l’angolo.

Il povero conducente, accortosi della polizia, è impallidito e ci ha chiesto di dire che ci stava semplicemente dando un passaggio, senza ricevere soldi. Non ce n’è stato bisogno: nessuno ci ha chiesto nulla. Ma, a giudicare dall’espressione che aveva quando è tornato in macchina, quella corsa gli sarà costata cara.

Alla fine, siamo arrivati in hotel tardi e leggermente intossicati dai gas di scarico che filtravano nell’abitacolo. Ad accoglierci, lo sguardo sorpreso dei nostri compagni di viaggio, che erano già tornati da tempo con taxi più comodi e, soprattutto, normali.

Finalmente ci siamo messi a dormire, il giorno successivo avremmo lasciato Camaguey per riprendere il nostro viaggio on the road sulle strade di Cuba, con destinazione Sierra Maestra.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *