Gino Severini, in mostra a Cortona

Dall’eredità post-macchiaiola della Toscana ai riflessi cosmopoliti di Parigi, fino alle pareti delle chiese svizzere, è con una grande retrospettiva che Cortona celebra Gino Severini: la mostra è visitabile fino al 5 luglio a Palazzo Casali, sede del MAEC (Museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona).

Perché una mostra dedicata a Severini

Perché una mostra dedicata a un grande artista del ‘900 in una città di origine etrusca? La risposta è semplice, quest’anno cade il sessantesimo anniversario della morte del grande artista, nato a Cortona e morto a Parigi nel 1966 (ma sepolto a Cortona), dove si era trasferito nel 1906 per studiare la pittura degli impressionisti e dei post-impressionisti, lo ricordiamo anche per essere stato uno dei firmatati del Manifesto del Futurismo di  Filippo Tommaso Marinetti. Bastano questi due esempi per capire come nella sua vita Severini sia stato in contatto con grandi, anzi grandissimi, nomi del mondo dell’arte.

Tutto però è partito da Cortona, città tra l’altro patria anche di Luca Signorelli e Pietro da Cortona. Tre grandi nomi, vissuti in epoche diverse che sottolineano una straordinaria continuità culturale di questo territorio. A Cortona ero stata già invitata nel 2023 in occasione della bella esposizione dedicata al Signorelli nel 2023 e pochi giorni fa sono tornata per l’anteprima stampa della mostra “Gino Severini. Modernità come dialogo, organizzata per celebrare il grande artista del ‘900.

Ad ospitare la mostra è ancora una volta Palazzo Casali, che a partire da domani, e fino al 5 luglio, ha messo insieme una mostra straordinaria per raccontare Severini seguendo una logica non antologica, ma tematica. Il risultato di questo immane lavoro organizzativo è un percorso di visita attraverso oltre 80 opere tra dipinti, disegni, preziosi documenti e materiali d’archivio inediti, che restituisce al pubblico la complessità di una delle figure più affascinanti del secolo scorso.

Da sottolineare anche un altro aspetto non secondario, ovvero quello di aver portato in mostra anche molte opere provenienti da collezioni private, quindi praticamente escluse dalla fruizione pubblica.

Gino Severini. Modernità come dialogo non è semplicemente una mostra commemorativa, ma un viaggio nel cuore del Novecento. Cortona si conferma, oggi come nel Rinascimento, un crocevia indispensabile per comprendere le traiettorie dell’arte. Salire le scale di Palazzo Casali significa riscoprire che la modernità, prima di essere una rivoluzione di forme, è stata una straordinaria e poetica conversazione tra culture.

Severini mediatore tra due mondi: avanguardia e armonia

Paesaggio – Collezione Stefano Buonerba

Curata con rigoroso acume critico da Daniela Fonti e Margherita d’Ayala Valva, la rassegna decostruisce il mito di un Severini unicamente “futurista”, offrendo una visione ben più stratificata e profonda. Il focus dell’esposizione, come suggerisce magnificamente il titolo, nell’aver saputo essere una fonte di dialogo e ispirazione. Fu un instancabile costruttore di ponti, capace di muoversi fluidamente sull’asse geopolitico e culturale tra Italia e Francia. A Parigi divenne la cerniera vivente tra il dinamismo travolgente del Futurismo nostrano e la destrutturazione geometrica del Cubismo d’oltralpe.

Il percorso espositivo

La mostra, articolata in cinque sezioni, ripercorre le diverse stagioni creative del Maestro, ciascuna segnata da un processo di formazione e insieme di definizione di un linguaggio personale. Un percorso che nasce da una riflessione sempre rigorosa sul lavoro dei contemporanei e che si traduce in una serie di passaggi chiave: dal ponte tra la Macchia e il Divisionismo, alla mediazione tra la vitalità del Futurismo e le geometrie del Cubismo; dal transito verso il Classicismo alla pittura decorativa in dialogo con l’architettura, fino al tema delle maschere e al confronto tra Chiesa e modernità, in un itinerario che si snoda dalla Svizzera a Cortona

L’importanza del dialogo

Il titolo della mostra parla di “dialogo” che a oltre quello non si fermò alle sole dinamiche formali della rottura novecentesca: l’artista seppe conciliare, in una sintesi personalissima, la foga dell’avanguardia con il rigore della tradizione e del classicismo, spingendosi infine fino a territori. Un dialogo che non poteva che essere con alcuni degli artisti a lui contemporanei per un confronto che mette l’una accanto all’altro opere che hanno lo stesso soggetto, per vedere analogie, differenze e fonti di ispirazione.

Carlo Carrà, Cavallo e cavaliere1915 – Roma, Collezione Massimo Carpi

Fondamentale, anche in questo contesto, è il ruolo di mediazione che Severini esercita tra le avanguardie. La sua capacità di tessere dialoghi e costruire ponti è riconosciuta dagli stessi protagonisti del Futurismo: Boccioni, Carrà e Russolo, che nell’ottobre del 1912 gli scrivono chiedendogli di intercedere presso il gruppo dei futuristi fiorentini riuniti attorno alla rivista Lacerba, confidando nella sua “ben conosciuta abilità diplomatica”. Da questa operazione di equilibrio e confronto nascerà la mostra alla Galleria Gonnelli di Firenze, organizzata tra la fine del 1913 e il gennaio del 1914, dove i futuristi milanesi si misurano con Ardengo Soffici, che da Firenze continua a guardare a Parigi e alle sue avanguardie

“Nato a Cortona, cresciuto a Parigi, Severini non ha mai dovuto scegliere tra la terra e il mondo, tra l’antico e il nuovo. La sua pittura è la dimostrazione che la modernità non nasce dalla distruzione del passato, ma dal sapersi porre in continuo, fecondo colloquio con esso”

Il ritorno del capolavoro e i prestiti internazionali

Il prestigio dell’operazione culturale messa in atto al MAEC è testimoniato dalla fitta rete di collaborazioni e dai prestigiosi prestiti concessi dalle più grandi istituzioni museali internazionali. Tra i principali attori figurano il Centre Pompidou di Parigi, la Estorick Collection di Londra, il Museo del Novecento di Milano e il MART di Rovereto, solo per citarne alcuni.

Danza del Pan-Pan al ‘Monico’, 1909 – Severini, Gino (1883-1966) – Musee National d’Art Moderne – Centre Pompidou, Parigi, Francia – crediti 2026@RMN-Grand Palais / Hélène Mauri / Dist. Photo SCALA, Firenze

L’assoluto fulcro emotivo e visivo della mostra è rappresentato da un ritorno storico eccezionale: dopo oltre 35 anni di assenza dall’Italia, fa il suo trionfale ingresso a Palazzo Casali il capolavoro monumentale La danse du Pan Pan à Monico, concesso straordinariamente dal Centre Pompidou.

Si tratta di una tela dalle dimensioni titaniche (4 metri X 2,80) che oggi in mostra a Cortona occup a un’intera parete.

L’opera originale, realizzata nel 1911 e considerata uno dei manifesti visivi del Futurismo, era andata tragicamente perduta durante la seconda guerra mondiale.

Ecco allora che Severini, ormai anziano, decise di ricostruirla quarant’anni dopo, infondendovi la stessa energia dell’originale, ma con la maturità cromatica di una vita intera dedicata alla pittura.

Grazie a questa scelta ritroviamo raffigurato il ritmo frenetico della vita notturna parigina, dove l’occhio attento riesce a individuare anche delle figure che altro non sono che degli autoritratti di Severini.

La mostra dedicata Severini che apre al pubblico domani a Cortona è destinata a far parlare di sé e a portare a Cortona un pubblico appassionato di arte.

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