Il monumento romano meglio conservato di Roma è il Pantheon, la sua storia lo ha portato ad essere da tempio di tutti gli dei a chiesa cristiana. Tra tutti i monumenti dell’antichità classica giunti fino a noi, il Pantheon rappresenta senza dubbio il capolavoro assoluto dell’ingegneria e dell’architettura dell’antica Roma.

Situato nel cuore del Campo Marzio, questo straordinario edificio non è soltanto una tappa imprescindibile per qualsiasi itinerario turistico nella Capitale.
Le tre fasi costruttive del Pantheon
Il Pantheon è un monumento che riassume in sé il passaggio dalla Roma augustea alla grande stagione adrianea, la rifunzionalizzazione cristiana in epoca bizantina e la trasformazione in mausoleo della nazione italiana.

Il più bel resto dell’antichità romana
[Stendhal]

Osservando la facciata del Pantheon un’iscrizione ci dice subito che fu fatto costruire da Agrippa, quel Marco Vipsanio Agrippa generale dell’imperatore Augusto, nonché suocero dell’imperatore. Giulia, infatti, per volere del padre, nel 21 a.C. sposò in seconde nozze Agrippa, più anziano di lei di 25 anni, ma questa è un’altra storia che presto vi racconterò.
Il Pantheon di Agrippa
Nel 27 a.C Agrippa promosse la monumentalizzazione del Campo Marzio meridionale con la costruzione del Pantheon.
Il Pantheon di Agrippa non era come quello che possiamo vedere oggi a Roma in piazza della Rotonda, quella fu solo la prima di tre fasi costruttive.
Il primo Pantheon era un tempio rettangolare, orientato in senso opposto rispetto all’attuale e destinato al culto di tutti gli dei, da qui probabilmente il nome, anche se questo potrebbe essere legato dal fatto che la cupola richiamava la volta celeste.
Il restauro di Domiziano
Dopo un devastante incendio nell’80 d.C. e un successivo restauro sotto Domiziano, l’edificio fu nuovamente distrutto da un fulmine nel 110 d.C.
Il Pantheon di Adriano
Fu l’imperatore Adriano, tra il 118 e il 125 d.C., a ridisegnare completamente la struttura, ribaltandone l’orientamento verso nord e creando il monumento che ammiriamo oggi. Con grande ed elegante senso politico, Adriano scelse di non apporre il proprio nome sulla facciata, mantenendo l’originale iscrizione bronzea in lettere maiuscole: M·AGRIPPA·L·F·COS·TERTIVM·FECIT (“Lo costruì Marco Agrippa, figlio di Lucio, console per la terza volta”).
La trasformazione in chiesa cristiana

Se il Pantheon è giunto fino a noi in condizioni di conservazione miracolose, lo si deve alla sua conversione religiosa.
Dopo essere stato chiuso e abbandonato sotto i primi Imperatori cristiani, subì anche un saccheggio da parte dei barbari.
Nel 608 d.C., l’imperatore bizantino Foca donò l’edificio a Papa Bonifacio IV, che lo consacrò al culto cristiano con il nome di Santa Maria ad Martyres, facendovi traslare dalle catacombe romane numerose ossa di martiri.
Questa nuova destinazione lo salvò dalla spogliazione a cui andarono incontro quasi tutti i monumenti della Roma classica. Vero, ma non del tutto perché, ad esempio Papa Urbano VIII Barberini (XVII secolo) fece rimuovere le travi in bronzo del portico per fonderle nei canoni di Castel Sant’Angelo e nel celebre ciborio berniniano in San Pietro (da cui il celebre motto satirico Quod non fecerunt barbari, fecerunt Barberini).
Bernini intervenne anche sul Pantheon, progettando due campanili laterali sulla facciata, che ai romani non piacquero, al punto da soprannominarli le “orecchie d’asino“.
Ci volle un po’, ma alla fine, furono abbattuti per iniziativa dell’allora Ministro della Pubblica Istruzione Guido Baccelli (lo stesso che trasformò in parco l’area delle Tombe Latine, salvandola dalla speculazione edilizia). Una storia simile, per certi versi, a quanto accadde alla fontana di Rutelli in Piazza della Repubblica: inaugurata nel 1910, fu subito soprannominata dal popolo “fritto misto”; l’anno successivo fu rimossa e collocata nei giardini di Piazza Vittorio, mentre al suo posto fu collocato il gruppo scultoreo del Glauco che vediamo ora al centro della fontana delle Naiadi.
Il Pantheon come Mausoleo Reale

Con l’Unità d’Italia, la Basilica di Santa Maria ad Martyres ha assunto un ulteriore valore simbolico e patriottico, diventando il Prontuario e Mausoleo dei Re d’Italia. Custodisce infatti le tombe di Vittorio Emanuele II, di Umberto I e della Regina Margherita di Savoia. E a proposito di Re d’Italia, si dice anche che ogni tanto qui appaia il fantasma di re Umberto I, assassinato a Monza nel 1900, c’è anche chi sostiene che nel 1930 si sia mostrato ad un carabiniere di guardia lasciandogli un messaggio di natura politica, del quale però non si hanno notizie precise.
Da alcuni anni è in corso un dibattito sulla legittimità della sepoltura anche dei sovrani di Casa Savoia attualmente sepolti altrove o in esilio.
In ambito storico-artistico, tuttavia, la sepoltura più celebre è quella di Raffaello Sanzio, che scelse di essere sepolto qui nel 1520. Sulla sua tomba, l’umanista Pietro Bembo fece incidere l’epitaffio celeberrimo: ILLE HIC EST RAPHAEL TIMVIT QVO SOSPITE VINCI RERVM MAGNA PARENS ET MORIENTE MORI (“Qui giace Raffaello: da lui, quando era in vita, la Natura temette di essere vinta; ora che egli è morto, teme di morire con lui”).
L’ingegneria dello spazio
Da un punto di vista architettonico, il Pantheon rappresenta la massima espressione della “rivoluzione del calcestruzzo” romano. La struttura si compone di due elementi geometrici fondamentali: un avancorpo rettangolare di gusto greco (il pronao) e una gigantesca aula rotonda di impianto romano (la rotonda).

Il pronao è composto da 16 imponenti colonne monolitiche in granito grigio e rosa fatte giungere dalle cave dell’Egitto, disposte su tre file (stile ottastilo).
Varcato il portale bronzeo originale, si accede alla rotonda, una sala circolare la cui spazialità si basa su un perfetto equilibrio geometrico: l’altezza dell’edificio coincide esattamente con il suo diametro massimo (43,30 metri). All’interno di questo spazio ideale potrebbe essere inscritta una sfera perfetta.
Conosco poche costruzioni che comunichino un’impressione di così serena armonia. Non si avverte alcun senso di peso: l’enorme cupola pare librarsi libera come una seconda cupola celeste
[Ernst Gombrich]
Il vero miracolo ingegneristico è la cupola semisferica, tuttora la più grande cupola in calcestruzzo non armato mai realizzata al mondo. I costruttori adrianei riuscirono a sostenere una spinta strutturale enorme adottando soluzioni tecniche eccezionali. Per prima cosa grazie all‘alleggerimento graduale dei materiali (caementa). Alla base fu impiegato il pesante travertino miscelato a tufo, mentre salendo verso l’alto si utilizzarono mattoni e pomice vulcanica incredibilmente leggera attorno al foro superiore.

I 28 cassettoni concentrici della cupola, disposti su cinque ordini, riducono il peso della calotta creando al tempo stesso un sofisticato gioco prospettico. Lungo la parete circolare del monumento sono disposte alcune cappelle ed edicole, tra queste le tombe dei Reali
E poi l’Oculus, l’ampia apertura circolare superiore dal diametro di 9 metri, che rappresenta l‘unica fonte di luce diretta. Ma non è tutto: l’Oculus ha anche la funzione di alleggerire la sommità della cupola, e di creare uno straordinario orologio solare: il fascio di luce che attraversa l’interno segna le ore e le stagioni come una gigantesca meridiana, toccando, durante il solstizio d’estate, la nicchia dell’imperatore. Mentre il 21 aprile, giorno del Natale di Roma, a mezzogiorno un raggio di sole colpisce esattamente la soglia del portale d’ingresso.

A Roma c’è la credenza popolare che, nonostante la presenza dell’Oculus, all’interno del Pantheon non piova. Non è così. La pioggia entra, eccome, soprattutto quando ci sono abbondanti precipitazioni.
Può però succedere che cono per un effetto ottico le piogge più deboli si disperdano nel grande ambiente, rendendo le gocce d’acqua quasi invisibili e poi ad avere i suo ruolo è anche l’efficiente drenaggio del pavimento, progettato da disperdere velocemente l’acqua, dando l’impressione che non sia mai caduta. Ma provate ad entrare durante uno degli acquazzoni autunnali e capirete come questo sia un falso mito.
La pioggia più bella e suggestiva che si può ammirare al Pantheon è quella del giorno della Pentecoste, quando, con il prezioso aiuto dei Vigili del Fuoco, cade una pioggia di petali di rosa. Un appuntamento che ogni anno vede un grande afflusso di pubblico, tanto da dover istituire il numero chiuso.
Visitare il Pantheon
Il Pantheon da qualche anno è diventato a pagamento, il ricavato dei biglietti sono divisi tra il Ministero della Cultura e la Diocesi di Roma. Ecco le principali informazioni per la visita:
- Costo del biglietto: intero € 7,00; Ridotto € 2,00 per i minori di 25 anni.
- Ingresso gratuito: per i cittadini residenti a Roma, i minori di 18 anni, i possessori della Go City: Roma Explorer Pass , ogni prima domenica del mese e per altre categorie previste.
- Orari di apertura: dalle ore 9.00 alle ore 19.00 (ultimo ingresso alle ore 18.30). Sono possibili variazioni in occasione di celebrazioni religiose.
- Modalità di acquisto: I biglietti possono essere acquistati sul posto oppure online tramite il sito ufficiale dei Musei Italiani
- Disponibile anche l’opzione salta fila o con inclusa audioguida.
- Giornate di chiusura: 1° gennaio e 25 dicembre.



