Il Sinai di Davide (1): cenni geografici e geologici

mare

Dalle montagne di corallo che si levano dal fondo del mare alla bassa barriera corallina brulicante di pesci, dalle ripide pareti sottomarine che scendono a profondità insondabili ai relitti di navi ricoperte di corallo, siamo arrivati nel Mar Rosso, precisamente a Sharm el Sheikh, dopo un viaggio durato poco più di 4 ore. Appena arrivati, notiamo subito la differenza di clima: ci siamo lasciati alle spalle i nostri 0° per ritrovarne 23°, considerando che qui sono le 22,00. Il fuso tra l’Italia e l’Egitto è di un’ora avanti e la moneta locale è la lira egiziana, il cui cambio è 1 euro = 7 lire egiziane.
Monte Sinai

Circa 20 milioni di anni fa, l’Egitto, il Sinai e la penisola Arabica erano uniti in un unico blocco.
Poi, enormi sconvolgimenti terrestri portarono alla separazione delle terre e la penisola meridionale del Sinai rimase isolata dando luogo a due grandi golfi: ad ovest il golfo di Suez, la cui massima profondità è appena 95 metri e ad est il golfo di Aqaba, che raggiunge invece i 1.800 metri di profondità.
Quest’ultimo golfo fa Penisola del Sinaiparte della grande spaccatura terrestre, chiamata Rift, che dalla catena del Tauro si estende fino al Kenia.
La grande attività sismica del passato e i tremendi fenomeni eruttivi hanno dato al Sinai meridionale la sua impronta caratteristica; le sue vette più importanti sono il Monte di Mosè, che raggiunge i 2.285 metri e il Monte di Santa Caterina, di 2.642 metri, il più alto di tutta la penisola.

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