Sulla Transiberiana d’Italia nel parco della Majella

Una domenica in Abruzzo in viaggio sulla Transiberiana d’Italia

 Parco della Majella

A Palena, una delle stazione più alte dell’Appennino

La scorsa domenica ho trascorso una bellissima giornata grazie ad un evento molto social promosso dalla Regione Abruzzo e dal Parco della Majella: si tratta di #AbruzzoInstaRail che ha visto un gruppo selezionato di blogger e Instagramer (italiani e stranieri) attraversare il parco a bordo della Transiberiana d’Italia, lo storico treno che per quasi un secolo ha collegato Sulmona con Napoli, lungo un tracciato che, attraversando gli Appennini, arrivava fino al Tirreno.

La Transiberiana d’Italia.

Che non si tratti di una linea qualunque lo si capisce anche dal suo soprannome. E’ infatti detta la Transiberiana d’Italia e questo per la sua quota elevata e per la suggestione dei panorami che si susseguono dal finestrino. Noi l’abbiamo percorsa in una splendida giornata di fine estate, ma ho provato ad immaginare come potrebbe essere in inverno, quando tutto è ammantato da una bianca coltre di neve.

Transiberiana d'Italia

Atmosfera d’altri tempi nella  carrozza in legno

Questa era la ferrovia che fino al 2011 utilizzavano i pendolari, poi fu soppressa, vittima dei tagli di quelle linee considerate dei “rami secchi”. Da quel momento per la Transiberiana d’Italia è iniziato un lungo letargo dal quale è uscita solo quest’anno quando il capotreno è tornato a far sentire il fischio di partenza. Non è che le ferrovie ci abbiamo ripensato, è solo che il Parco della Majella ha comprato il treno per offrire ai visitatori un modo nuovo per esplorare il territorio e conoscere i centri abitati che ne fanno parte. E domenica scorsa quel fischio è stato anche per noi. Partita come tratta sperimentale visto il successo di questi giorni, con trecento biglietti venduti in due ore, presto diventerà una linea turistica accessibile regolarmente al pubblico.

Sulmona

L’accoglienza di Sulmona

Noi abbiamo approfittato di una giornata speciale, tutta dedicata a noi, per farci provare dal vivo il fascino di viaggiare a bordo di carrozze con i sedili in legno, in realtà ci sarebbero anche dei posti più lussuosi, in morbido velluto, ma noi abbiamo preferito quelle più spartane

Partenza da Sulmona.

La mia giornata è iniziata davvero presto, alle 6,30 ero già in macchina pronta a partire per l’Abruzzo. Da Roma è davvero vicino, ci vogliono meno di due ore, ma dovevo passare a prendere due compagni di viaggio e poi una sosta per la colazione me la volete concedere? Alle 8,30 eravamo già a Sulmona e ad accoglierci abbiamo trovate delle ragazze in abiti del 1400 che ci hanno accompagnato lungo la via principale, fino a piazza Garibaldi, con le montagne a fare da quinta scenica.

confetti Sulmona

I famosi confetti di Sulmona

Sulmona non serve dirlo è famosa per i confetti che qui realizzano in tantissime varianti

Ci sono negozi che non vendono altro, ma osservare con quanta fantasia riescono a confezionarli è un vero piacere per gli occhi al piacere del palato ci abbiamo pensato dopo. Da qui ci siamo spostati alla stazione perché, come ben sapete, avevamo un treno da prendere. Il clima era davvero festoso, come del resto accade ogni volta che dei blogger si incontrano. Un’occasione per rivedere facce conosciute, ma anche per incontrare finalmente live qualcuno che fino a quel momento era solo una conoscenza virtuale, anche questo è il  bello del nostro mondo on line.

Transiberiana d'Italia

In attesa della partenza c’è molto fermento

 

In carrozza, che il viaggio sulla Transiberiana d’Italia abbia inizio

Il treno ha due carrozze non comunicanti, quindi ci siamo divisi in due gruppi e siamo saliti a bordo in attesa della partenza.

Transiberiana d'Italia

Paesaggi tutti da fotografare

Il capotreno ha capito subito con chi aveva a che fare e ci ha fatto la raccomandazione di rito: non sporgetevi dai finestrini, ma ha anche promesso che nei punti più interessanti il convoglio avrebbe rallentato per renderci più facile fare le foto.

Transiberiana d'Italia

L’accoglienza di Campo di Giove

Il primo paese che abbiamo incontrato è stato Pettorano sul Gizio, che abbiamo visto passare veloce  dal finestrino. Poi, dopo aver attraversato un paesaggio collinare, eccoci a Campo di Giove.

Prima tappa Campo di Giove

Ad accogliere il nostro arrivo a Campo di Giove c’era la banda e una rappresentanza del paese. Molti con indosso il costume tipico e poi il gonfalone e prodotti locali, un’accoglienza che dimostra subito la rinomata ospitalità abruzzese.

Ottima la ricotta al forno, ma la cosa più particolare che ci hanno offerto è stato il pizzillato, o dolce della fertilità, un prodotto tipico di Campo di Giove che, secondo tradizione veniva offerto dalla suocera alla nuora in occasione del settimo mese di gravidanza, con tanto di bottiglia decorata da fiocco colorato, un’usanza di buon augurio per il nascituro.

Si dice che la ricetta originale di questo dolce la conosceva solo una persona, che ora l’ha svelata alla figlie per non farla andare perduta.


Transiberiana d'ItaliaParlando di tradizione, qui non potevano mancare le donne intente a lavorare il tombolo e i pastori con i loro artigianali bastoni intagliati.

Era tornato il momento di salire di nuovo in carrozza, il treno riprende la sua corsa attraversando gallerie e vasti altipiani, sono i “Quarti”.

Transiberiana d'Italia

Qui si lavora ad una presentosa

A Palena, una delle stazione più alte d’Italia

Per pranzo la Transiberiana d’Italia ci porta a Palena, che si trova al Quarto Santa Chiara, a circa 1200 m di altitudine.

Transiberiana d'Italia

Davvero fresca oggi la mozzarella!

Questa volta non c’è la banda ad accoglierci, ma scorgiamo subito dei grandi cappelli bianchi e vista l’ora è un gran bel vedere perché è il segnale che la pappa è già pronta.

Transiberiana d'Italia

La pietra della Majella, materia prima per sculture tipiche della zona

Maiella

Una buona polenta come vuole la tradizione

Siamo in Abruzzo, gli arrosticini sono d’obbligo

Prima di mangiare però abbiamo fatto un giro per conoscere i vari artigiani giunti fin quassù per darci un’idea di quella che è la tradizione artigiana di questa terra: fabbri, orafi, scultori, pellai e a proposito di cibo non potevano mancare gli arrosticini cotti in diretta, la polenta sul paiolo e le mozzarelle preparata sotto i nostri occhi, non avevo mai mangiato una mozzarella appena fatta.

Io preferisco gli spaghetti alla chitarra

L’intera pausa pranzo è stata all’insegna della tradizione enogastronomica abruzzese: una tavolata ricchissima, pronta a soddisfare tutti i gusti.

La scelta è talmente ampia che dopo gli antipasti (un piattone però) nel mio stomaco c’era posto solo per un piatto di spaghetti alla chitarra zafferano e zucchine e un paio di ferratelle con la marmellata.

Alla scoperta del Parco in carrozza

 

La sosta a Palena non era solo per mangiare, a nostra disposizione anche biciclette, muli e una carrozza trainata da cavalli. Io ho scelto quest’ultima, la mia occasione per sentirmi un po’ principessa. Un breve giro il nostro, ma il conducente ci ha raccontato come questo sia un mezzo molto particolare per esplorare il parco anche con tour di cinque giorni.

Pescocostanzo, il paese dell’oro…

Ultima tappa del nostro viaggio è stato il paese di Pescocostanzo, un paese che per anni ha basato la sua economia sull’oreficeria. Qui le botteghe orafe continuano la lavorazione della filigrana e la produzione di gioielli legati alla tradizione. L’oggetto più caratteristico è la “presentosa“, una spilla filigranata in oro forma di stella, che le donne indossano per le grandi occasioni. Tra i temi più utilizzati il cuore, che può essere singolo o doppio. O ancora la “cannatora”, ovvero una collana girocollo che, tradizione vuole, faccia parte della dote di ogni ragazza. Una collana che cresce con la ragazza stessa, visto che la madre usa regalare alla figlia un grano all’anno. E ancora le “cɘcquaijɘ” orecchini lavorati a traforo e impreziositi da pietre, cammei o coralli.

… ma anche del Tombolo

Torniamo a parlare di tradizione al Museo del Tombolo che raccoglie anche alcuni esemplari antichi, qui ci accoglie l’insegnante della scuola comunale di tombolo, un’iniziativa tesa a non far perdere tra le pieghe del tempo questa tecnica di lavorazione.

Una scuola che vanta allieve provenienti anche da fuori. Qui scopriamo che, solo per imparare i punti base, serve un anno di studio e che le più abili riescono a lavorare con cinquanta fuselli contemporaneamente.

 

Tombolo Abbruzzo

Il tombolo sull’uscio di casa

Il tombolo è una tradizione antica, ma anche questa fa i conti con le moderne tecnologie ed ecco che scopro come la base in carta dei disegni da realizzare oggi c’è chi li fa anche al computer, ma la tradizione li vuole rigorosamente fatti a mano. Quello che non cambia è la passione con cui le donne lavorano, pazientemente sedute fuori dell’uscio della loro casa per cogliere la luce naturale del sole Si lavora principalmente per passione, per realizzare pezzi per il corredo di una figlia o di una nipote, spesso si lavora pensando al proprio corredo, quello fatto tanti anni prima dalla mamma o dalla nonna e che non è mai uscito dalla cassa. Triste destino un po’ di tutti i corredi.

La passeggiata tra le vie di Pescocostanzo ci ha fatto anche scoprire le caratteristiche delle case tipiche, ma anche i prezzi da capogiro che hanno sul mercato. Una casa in uno dei borghi più belli d’Italia costa quanto una casa nel centro di Roma.

Quando si ha come scadenza la partenza di un treno non si può perdere tempo, a tutti avrebbe fatto piacere passare ancora un po’ di tempo qui a Pescocostanzo, ma c’era un treno in partenza per Sulmona e noi dovevamo prenderlo.

La giornata volgeva ormai al termine, nei volti dei partecipanti un po’ di stanchezza, ma soprattutto la gioia di aver condiviso questa bellissima giornata. E allora, in carrozza si parte!Transiberiana d'Italia

Ora la Transiberiana d’Italia corre (idealmente) veloce verso l’Expo2015 con l’intento di portare in terra d’Abruzzo i visitatori per offrire loro la magica esperienza di un viaggio in questo treno sfiorando le vette della Majella.

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