In viaggio a Porto

Prima visita, velocissima a Porto

Quando viaggi per lavoro la parte turistica va ricavata nei ritagli di tempo. Già prima di partire sapevo che sicuramente avrei avuto bisogno di più tempo per scoprire i luoghi nascosti della città, ma anche per percorrere le strade turistiche. 


Premesso che siamo partiti da Belgrado la notte del capodanno ortodosso, dormendo solo 3 ore, ma ci eravamo ripromessi di dormire (e forse russare) durante i voli.

Il motivo del viaggio non era meramente turistico ma lavorativo. 

Stiamo implementando un progetto del programma Erasmus+ sport e, uno dei partner, è appunto portoghese. Felicissimi di vedere non una città portoghese, ma Porto.

Porto ha ottenuto il titolo di migliore destinazione europea per il 2017, sbaragliando città importanti come Londra, Berlino e Roma. Questo aveva stimolato la fantasia e la voglia di vedere, di scoprire e di raccontare la mia Porto.

Sicuramente Porto è una città molto ospitale, quasi tutti parlano benissimo l’inglese, non sarà mica perché, in Portogallo i programmi televisivi non vengono doppiati?

Essendo esposti alla lingua inglese fin da piccoli i portoghesi hanno una forte predisposizione al bilinguismo. Cosa che, purtroppo, non succede a noi italiani conosciuti come quelli che masticano, male, le lingue straniere.

Ogni luogo, ogni angolo di Porto è suggestivo. è difficile decidere da dove iniziare.

La città di Porto

La città è bellissima. Ovunque ci sono murales che la abbelliscono e le danno nuova vita.

Visto il tempo molto limitato ogni mattina ci alzavamo presto e, prima dell’alba, il sole sorge verso le otto, ci infilavamo nelle stradine scendendo fino al fiume per scoprire ogni giorno qualche cosa di nuovo. Oppure, sempre avvolti dalla nebbia e dalle prime luci mattutine, cercavamo le strade sconosciute alla ricerca di qualche cosa di nuovo, pronti a documentare tutto con la macchinetta fotografica sempre tra le mani.

Porto è anche conosciuta con il nome di La Ciudade Invicta, la città invincibile.
Abbiamo girato Porto avendo sempre il fiato corto, di corsa e a piedi. A Porto non serve utilizzare i mezzi pubblici, la città, avendo abbastanza tempo, si può girare tranquillamente a piedi.

La cattedrale, i monumenti storici, le decorazioni molto spesso azzurre, gli azulejos, decorano la città, la chiesa rinascimentale di Santa Clara che è conosciuta per il contrasto tra la facciata e la decorazione lignea dell’interno.

Non abbiamo nessuna foto dell’interno perché quando siamo entrati si stava celebrando la messa così, per rispetto, siamo rimasti poco e non abbiamo avuto la possibilità di osservarla con attenzione.

Meravigliosa, e prolungata è stata invece la visita alla stazione ferroviaria Sao Bento, proprio dietro casa.

L’entrata della stazione è decorata con oltre 20.000 azulejos dipinti, in bianco e blu, da un importante decoratore portoghese. che raffigura l’evoluzione dei mezzi di trasporto e scene della storia portoghese.

Lungo il Douro

Andando dritti si arriva al fiume, il Douro. Passeggiando sul lungo fiume appare, imponente, tra l’immancabile nebbia mattutina, il ponte di ferro,  il Dom Luis I

Il ponte ha due piani ed è lungo oltre 170 metri. E’ stato realizzato tra il 1881 e il 1886 da da Theophile Seyrig, allievo di Gustave Eiffel (non vi devo dire che è lo stesso della Torre Eiffel, vero?). Il ponte collega il quartiere della Ribeira con la cittadina di Vila Nova de Gaia. 


Il panorama, immaginiamo sia affascinante specialmente se visto dall’alto. 

Non abbiamo tempo, gambe in spalla diretti verso una nuova avventura. 

Attraversiamo le stradine, i vicoli velocemente, ci fermiamo per la colazione, con la voglia di un cappuccino e un cornetto caldo. Il cappuccino è  bevibile, nulla a che vedere con i cappuccini romani, il cornetto, a differenza degli altri dolci, in particolar modo quelli con i pinoli, lascia un po’ a desiderare, non sembra cotto ma lo ingoiamo a forza e usciamo on the road.

Non abbiamo visto il mercato di Bolhao, il luogo che mi interessava di più, che, prima di partire, avevo messo in cima alla lista delle cose a vedere assolutamente.

Sarà per la prossima volta, anche se non mi piace lasciare cose indietro, rimandarle, io sono più per il carpe diem e, questa volta l’attimo è fuggito.

Naturalmente abbiamo visto il famoso palazzo della Borsa, ma solo dall’esterno, perché i nostri orari erano incompatibili con quelli di apertura.

Altra cosa che abbiamo perso, purtroppo, è il giro nelle cantine di cui abbiamo letto nelle varie guide e, naturalmente tutta la sponda opposta del fiume.

Così come non siamo riusciti neppure a vedere diversi punti interessanti che avevamo evidenziato in fase di pianificazione del viaggio.

Mangiare a Porto

La cucina portoghese sfrutta i prodotti del territorio. La gastronomia vanta il miglior pesce del mondo, purtroppo (da golosa di prodotti ittici) non ho avuto la possibilità di assaggiare tutto.

In Portogallo, appena ci si siede a tavola , vengono serviti stuzzichini il più delle volte a base di formaggi, olive e accompagnati da pane, burro. Non sono una cortesia del ristorante, alla fine li troverete sul conto, anche se i prezzi sono modici, ma se non graditi possono essere mandati indietro.

Piatto importante della cucina portoghese è il bacalhau, che viene cucinato in centinaia di modi diversi. Si dice che i portoghesi abbiano 365 ricette diverse, una per ogni giorno dell’anno, con il risultato che ogni volta sembra di mangiare un piatto completamente diverso.

Il pesce pescato nell’Atlantico ha un ruolo di primo piano nel menù, vi dico solo che il Portogallo è il Paese europeo dove si consuma più pesce pro capite. Oltre al baccalà a tavola anche pesce spada, nasello, branzino, crostacei e tanti frutti di mare.

Da non perdere una porzione di sardine grigliate mangiate in uno dei tanti locali vista fiume. Ottime, peccato abbiano un po’ troppe spine!

Ma non c’è solo il pesce. La gastronomia è molto variegata anche perché il passato coloniale del Paese ha arricchito la gastronomia locale e al tempo stesso ha portato un tocco di Portogallo anche sulle tavole dei territori che ha dominato.

Pezzo forte della cucina portoghese sono poi le zuppe, che qui si chiamano caldo. Le trovate declinate in tanti modi diversi: a base di verdure, di gallina, oltre che ovviamente di pesce e frutti di mare.


Quanto alla carne, non esattamente di mio gradimento, posso dire poco, ho solo sbirciato nei piatti altrui. Un piatto tipico di Porto è la Tripas à moda do Porto a base di trippa, guarnita con fagioli bianchi, una ricetta che pare risalga al ‘400.

Tre giorni per questa veloce visita sono stati veramente molto pochi, avrei avuto bisogno di almeno una settimana per poter assaporare i piatti e per bere il meraviglioso vino locale, sia bianco sia rosso, non mi riferisco solo al Porto, abbiamo degustato vini locali molto profumati.

Scoprire il fado

Una serata è stata dedicata al Fado, presso il ristorante Cantinho da Teresinha (Rua de

Cedofeita 455) situato all’interno del Centro commerciale de Cedofeita.

I proprietari sono delle persone molto accoglienti e la quantità di cibo che siamo stati in grado di ingurgitare è stata impressionante. E così ho avuto la possibilità di scoprire anche altri tesori dell’enogastronomia portoghese.

Il fado, per me, è stata una vera scoperta.

Le origini del fado sono incerte, anche se esistono molteplici teorie. Una cosa è certa: ha colpito la mia anima, nel profondo.

Il fado, la musica e le parole delle canzoni narrano di amori, dei dispiaceri dell’amore, della saudade ma il fado ha acquistato anche altre caratteristiche poiché è stato utilizzato contro il potere senza perdere le sue caratteristiche popolari

La voce della cantate Fernanda Moreira accompagnata dalla chitarra di Joao Martins, portoghese e classica e dalla viola di Nel Garcia, impregnata di sentimenti e di saudade giunge ai nostri cuori ha accompagnato la nostra serata.

Tanta voglia di tornare

Abbiamo deciso che torneremo a Porto, la città ci è piaciuta molto e vorremo dedicargli almeno 5-6 giorni. Un viaggio però estivo, poiché a gennaio siamo morti di freddo!

Avremmo voluto vedere e fare di più già questa volta. Forse non ci siamo riusciti perché ci siamo alzati sempre troppo presto e il tempo che abbiamo dovuto dedicare al lavoro è stato più lungo del previsto (più o meno dalle 9 alle 18/19).

Poi si è perso tempo per le immancabili docce (necessarie non solo per igiene, ma anche perché riscaldavano più dei termosifoni, praticamente inesistenti, abbiamo trovato solo stufette), ma abbiamo impiegato anche molto tempo per decidere e capire dove andare.

Il ritorno a casa ci ha sempre visti sempre stremati e, il salire la scaletta, per raggiungere il letto ed il crollare in un sonno profondo della durata di massimo 4 ore ha fatto il resto.

Forse ci siamo sentiti un po’ giapponesi visto che molte delle bellezze fotografate sono state poi ricercate nelle guide perché non sempre eravamo sicuri di cosa avessimo fotografato.



La mattina dell’ultimo giorno ci siamo svegliati abbastanza presto, abbiamo deciso di prendere il taxi visto che la metropolitana ci mette circa un’ora per raggiungere l’aeroporto, va pianissimo. In taxi invece abbiamo raggiunto l’aeroporto in pochissimo tempo, probabilmente anche per la mancanza totale di traffico.

In aereo, naturalmente in low cost, abbiamo viaggiato divisi e dormito profondamente.

Il viaggio per Porto partendo da Belgrado non è il massimo: 2 aerei a tratta, con sosta in un aeroporto tedesco all’andata e olandese al ritorno, per un totale di 5 ore di viaggio. La prossima volta, abbiamo deciso, partiremo dall’Italia in modo da raggiungere Porto in poco tempo.

Testo e foto di Marzia Clucher

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