India e Nepal (3): Delhi seconda parte

Volevo accennare al contrasto tra Old e New Delhi, che è molto scioccante, e alla separazione tra le due parti della città, che è davvero netta.

Dehli IndiaOld Delhi

Old Delhi rispecchia la vera India tradizionale: bagno di folla e vicoli stretti e caotici dai quali, a mio parere, conviene allontanarsi in fretta, specialmente per gli odori nauseabondi e le persone poco affidabili che vi circolano.

Costruita dall´imperatore Moghul Shah Jahan, con il nome di Shahjahanabad, Old Delhi è il museo vivente della cultura indiana e rigurgita di milioni di persone.

Un´importante attrazione, in questa parte della città, è il Forte Rosso, costruito nel 1640 da Shah Jahan, di fronte al quale si trova il Birds Charitable Hospital e Jain Digambara Temple, che ospita l´ospedale degli uccelli. Usciti dal Forte, ci rechiamo a fare acquisti nell´immenso bazar Chandmì Chowk, pieno di negozi di ogni tipo e ricco di atmosfera. Io ne approfitto per comperare alcune banane al modico prezzo di 20 rupie.

Sulla strada che ci porta all´immensa Moschea Jama Masjid incontriamo parecchi incantatori di serpenti che, alla vista dei turisti, sollecitano i loro cobra con uno o due manrovesci sulla testa per far sì che salgano ondeggiando!

Jama Masjid, eretta nel 1650 d.C. sulla prominenza rocciosa chiamata Juajapahar, non lontano dal Forte Rosso, è la moschea più grande dell’India ed è anche molto bella.

Interessante da visitare è il sotterraneo che collega la Jama Masjid e il Forte Rosso. Esso era il tragitto attraverso il quale, un tempo, le donne di corte, avvolte nel purdah, raggiungevano la moschea.

Ci rechiamo poi a visitare il Raj Ghat, di fronte al Gandhi National Museum in riva al fiume Yamuna, che è il luogo della cremazione del Mahatma, avvenuta il 31 gennaio 1948. Esso è un monumento commemorativo formato da una lastra di marmo nero e ornato da fiori dai colori stupendi.

Mohandas Karamchand Gandhi

Per chi non lo sapesse, Mohandas Karamchand Gandhi (1869 – 1948), uno degli uomini che hanno mutato il corso della storia del XX secolo, nacque a Parband nel Gujarat occidentale, dove suo padre era diwan del principato.

Dopo un praticantato legale a Londra, lavorò in Sud Africa; per la sua resistenza passiva contro i pregiudizi razziali del governo, il poeta Rabindranath Tegore gli diede l´appellativo di Mahatma (Grande Anima).

Tornato in India nel 1915, Gandhi si unì a chi lottava per la libertà e fondò il Sabarmati Asham ad Ahmedabad.

Il suo obiettivo era raggiungere l´indipendenza e l´unità del Paese, con la forza della verità e della nonviolenza. Con questa ultima escursione chiudiamo la visita di New Delhi che, secondo me, è fin troppo caotica, perciò non merita molti giorni di visita,  l´ideale è dedicarne un paio.

Ora tocca a me

leggendo quello che ha scritto Davide mi rendo conto che nonostante il passare degli anni l’India non è cambiata. La gente sui marciapiedi, gli odori, la confusione, queste le cose che maggiormente colpirono anche me.

La separazione tra città vecchia e città nuova, fa effetto, ma quello che maggiormente mi toccò era l’India vista passare attraverso il finestrino del treno.

povera

Allontanandosi da Delhi la città e le sue case lasciavano il posto alle bidonville con baracche fatiscenti. Ma quello che ho capito è che in India non è un Paese povero, ma un Paese pieno di poveri. Una povertà come noi non possiamo immaginare. Un Paese nel quale possedere una baracca per alcuni è già una ricchezza. Per i più poveri, neppure questo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *