Cape Town, nella township di Khayelitsha

cape townLe township di Cape Town

In Sudafrica il termine township riporta alla triste pagina dell’apartheid. Erano, e sono ancora oggi, localizzate ai margini delle aree urbane ed erano destinate alla popolazion non bianca. Ovvero i neri e gli indiani. Erano gli anni ’50 e il governo del Sudafrica dichiarò le città come “zone bianche”. Questo significava che alla popolazione nera era proibito vivere nelle città. Potevano lavorarci, ma non abitarci. Furono così costretti ad allontanarsi Fu così che nacquero degli agglomerati. La popolazione non bianca di Cape Town si trasferì in un’area pianeggiande verso sud est chiamata Cape Flat, in quel periodo praticamente disabitata. Fu qui che nacque la township di Khayelitsha, un agglomerato di abitazioni “informali”. 

cape townCon la fine dell’apartheid cade anche il divieto di risiedere in città, ma da allora molti continuano a vivere nelle township, La più grande e famosa delle township è quella di Soweto a Johannesburg. La terza per ordine di grandezza è quella di Khayelitsha dove vivono circa un milione di abitanti, al 90% neri e per il 10% musulmani.

Una delle cose da fare a Cape Town è una visita a Khayelitsha. Un modo anche per conoscere come  – ancora oggi- vive, al di là degli stereotipi, una parte della popolazione. In città ci sono diverse agenzie che organizzano un tour guidato a Khayelitsha

Visita a Khayelitsha

La mattina del 24 agosto siamo partiti dall’albergo alle 9,30 con due pulmini per il giro delle Township. Il giro è stato molto interessante anche per quelle ragazze che avevano espresso un po’ di riserve.  Sicuramente è un giro molto turistico, ma questo è l’unico modo per fare un tour in questa realtà. Non che sia proibito entrare autonomamente, ma si finirebbe con il vagare senza una cognizione precisia di quello che si sta vedendo.

Asilo

Il nostro giro ci ha portato anche in un asilo. I bambini ci hanno accolto con gioia, anche se forse sono abituati a visite di questo tipo, e si sono esibiti per noi in canzoncine.
BEB townshipIo ho provato a interagire con loro, provare ad insegnargli una facile canzone italiana, ma è stato impossibile entrare in quello che sembrava il loro copione.
Tra i modi per visitare in modo autentico Khayelitsha c’è anche quello di risiedervi.
Una scommessa imprenditoriale che ha fatto Vicky, una donna che vive a Khayelitsha e che qui ha voluto creare un B&B. Non uno qualunque, ma il più celebre del Sudafrica.
Ha una sola stanza matrimoniale, ma offre l’esperienza molto particolare di alloggiare in una township. Ha una sola stanza e quindi è spesso “al completo”. Anche se la scelta di dormire in una baracca in questo caso non è certo economica. Con la stessa cifra, e forse anche meno, infatti si può trovare un alloggio tradizionale.
township Quello che mi ha colpito di questa visita è stata la pulizia estrema di queste townships. Niente sporcizia, niente cattivo odore, solo tanta dignità in una vita tra le lamiere. Sicuramente molto diverso da quello che si può vedere in molte situazioni romane, dove le baracche sono nel degrado più totale. Dove esseri umani, animali e sporcizia vivono l’uno accanto all’altro.

Serata al waterfront

Dopo pranzo volevamo salire a Table Mountain, ma era tutto coperto, così ci siamo spostati verso il waterfront dove alla fine abbiamo deciso anche di cenare nonostante i prezzi.
waterfront
Il locale che ho scovato era carino e stranamente a buon mercato. Tutto spiegato a fine cena:abbiamo avuto un servizio pessimo e piatti microscopici.

Il waterfront è probabilmente il luogo più turistico di Cape Town, tanti negozi, ristoranti e poche cose che meritino interesse, a parte il museo di Robben Island.

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