Mangiare alle Azzorre

Alle Azzorre di mangia bene e si spende poco, quello che bisogna sapere però è che il paesaggio agricolo, e di conseguenza i sapori che troviamo sulle tavole, sono legati non solo alle favorevoli condizioni climatiche, ma anche ad altri fattori. 

Ed ecco che a sorpresa troviamo prodotti tipici davvero insospettabili.


C’è stato un tempo che la produzione fiore all’occhiello erano le arance, poi  un parassita ci mise lo zampino attaccando pesantemente gli aranceti. Gli agricoltori si trovarono così di fronte ad una grave crisi che li portò a fare scelte diverse. Qualcuno si dedicò all’allevamento del bestiame, altri rimasero legati ai campi, ma furono costretti a cambiare in modo drastico le coltivazioni ed ecco che alle Azzorre fecero la loro comparsa l’ananas, il tè e nuove alle viti, più forti e maggiormente resistenti ai parassiti. I bovini, latte e formaggio


Le mucche sono un marchio inconfondibile del paesaggio delle Azzorre. Le trovate un po’ ovunque, tranquille al pascolo o che si muovono in mandrie lungo le strade. 

Io non le ho contante, ma c’è chi ha provato a calcolarne il numero. Si parla di circa alle 200 mila unità distribuite in tutto l’arcipelago. Beh sono così tante che non stupisce che le mucche siano le protagoniste di tanti souvenir.

Dai bovini si ricava carne, burro, latte e formaggi.

Non stupisce quindi che accanto a formaggi e pesce anche la carne abbia un ruolo di rilievo nella cucina delle Azzorre. Tanti i piatti a base di carne grigliata, spiedini. A Sao Miguel famoso è il cozido da Furnas, una carne che viene cotta sotto terra sfutttando il calore che proviene dal suolo.

cozido


 Io che non mangio carne ho preferito apprezzare questo calore nelle acque termali di Terranostra. Diversa la scelta di Roberta Zennaro che ha pranzato da Tony ed è l’autrice della foto qui sopra. 

Alle Azzorre però ho mangiato tanto formaggio, un altro prodotto fiore all’occhiello della gastronomia locale.

Sao Jorge caseificio


La storia dei formaggi alle Azzorre ha una lunga storia che risale al 1470 quando a Sao Jorge arrivano i fiamminghi, è a loro che si deve la ricetta più antica. Pensate che in un documento del XVI secolo si parlava dell’alta qualità dei formaggi dell’isola. Oggi il formaggio prodotto alle Azzorre è quasi esclusivamente realizzato con latte di mucca, all’epoca invece si utilizzava anche quello di pecora e di capra.

Ancora oggi uno dei formaggi più rinomati delle Azzorre è il Queijo Sao Jorge, tutelato dall’Unione Europea. I segreto del suo sapore sta nella menta di montagna molto diffusa nei pascoli dell’isola.


 Un formaggio pregiato e di conseguenza più costoso, spesso viene servito, tagliato a dadini, come antipasto. 

Tra le cose da fare a Sao Jorge c’è anche una visita, con degustazione, ad uno dei caseifici dell’isola, qui è possibile anche acquistare formaggio da portare a casa in confezione sottovuoto adatta ad essere portata in aereo. 


Altri formaggi di qualità sono prodotti a Faial, Terceira e Pico. Quest’ultimo, il Queijo Sao Joao do Pico,  che si trova quasi esclusivamente sull’isola, ha una volta aveva la caratteristica di maturare su un letto di bambù, poi le norme europee hanno fatto cadere questa tradizione ed imposto un periodo di riposo esclusivamente in camere climatiche. A Terceira invece si può visitare il caseifico Queijo Vaquinha, il più antico dell’isola che offre visite e degustazioni. 

Piantagioni di ananas a Sao Miguel

Con la crisi delle arance nel 1864 arriva a Sao Miguel la coltivazione dell’ananas che oggi rappresentano anche un’attrattiva turistica. Ad aprire le porte ai visitatori è l’azienda “Augusto Arruda”.  Una visita alla piantagione rappresenta anche un’occasione per conoscere le diverse fasi di questa produzione. 


La piantagione si serve di una serie di serre che assicuranto la produzione durante tutto l’anno. Su ogni serra sono è indicata la settimana e la fase di vita del frutto. Al termine della visita è d’obbligo una sosta degustazione al piccolo bar dell’azienda. Scoprirete che l’ananas delle Azzore è meno dolce, ma che ha un aroma particolare. Per chi lo desidera poi al negozio di souvernir, tutto a tema ananas (e non solo), anche dei frutti in confezione da viaggio e una serie di prodotti realizzati con questo frutto tropicale: confetture, liquore, grappa, succhi.


Da non perdere anche il giardino botanico che si trova intorno alle serre. Oggi la visita è limitata ad un settore, ma presto verrà sistemato e aperto al pubblico anche una zona oggi ancora non accessibile al pubblico.

A Sao Miguel l’unica piantagione di tè del continente europeo

Altra coltivazione particolare è quella del té. Le prime piante, infatti, furono il frutto di un dona fatto al re del Portogallo, che si trovava in esilio in Brasile, dall’Imperatore della Cina. Le piantine poi dal Brasile arrivarono a Sao Miguel e così, anche sulle spinta della crisi delle arance, nacque la piantagione di tè, l’unica d’Europa.


Qui il te cresce bene grazie alle precipitazioni abbondanti è il clima mite. Oggi se ne producono circa 250 t l’anno, tra tè verde e nero, ma stranamente, a parte le degustazioni gratuite che possono essere fatte nella piantagione, difficilmente riuscirete a bere tè delle Azzorre nei bar dell’arcipelago.


Alle Azzorre viene venduta solo una piccola parte della produzione, il resto viene esportato, soprattutto in America. Ora è iniziata anche una richiesta da parte dell’europa perché ha il pregio di essere prodotto da agricoltura biologica. 


Così come per l’ananas, anche il tè ha il suo ruolo nell’offerta turistica di Sao Miguel, anzi se oggi queste piantagioni sono ancora presenti é proprio grazie al turismo. La coltivazione, infatti, era stata sospesa negli anni ’80, per poi riprendere nel 2000, per rispondere alla domanda del turismo.

I vigneti delle Azzorre

Si sa che il sapore dei vini dipende anche dal terreno sul quale sono coltivate le viti. Alle Azzorre il terreno è vulcanico, anzi a Pico e Terceira l’attività vulcanica è così recente che ancora non si è formato il suolo fertile e le radici delle viti devono farsi strada tra le fenditure della roccia lavico. Non stupisce quindi che che i vini delle Azzorre abbiano un gusto particolare. Un prodotto che in passato era esportato lontano, a New York, in Brasile, in India e  pensate che dopo la rivoluzione russa sono furono trovate alcune di queste bottiglie alla corte dello zar.


Oggi è molto diffusa una vite americana, più resistente, ma per recuperare la qualità del prodotto dal 1985 ci sono incentivi economici destinati a chi sceglie di coltivare le uve europee, più pregiate è più difficili da coltivare.

L’uva più nota è il verdelho, arrivato da Madeira che insieme all’Arinto delle Azzorre e al Terrantez sono Patrimonio Unesco.

La vite fa parte del paesaggio e per gli amanti del trekking ci sono anche sentieri che passano attraverso i vigneti, come il PR5 nella zona di Criacao Velha a Pico. Il bello di queste escursioni è che si svolgono in un paesaggio molto diverso da quello a cui siamo abituati. Qui i vigneti non sono coltivati a filari, ma le piante sono libere di crescere e cinte da muretti a secco fatti di lava, questi due fattori sono importanti per difendere le viti dal vento che può soffiare molto forte

Al vino sono dedicati anche degli spazi espositivi, come ad esempio il Museu do Vinho (2 Euro) a Madalena o quello della cooperativa vitivinicola di Pico (2,50 euro) che nel costo del biglietto è compresa anche una degustazione.

 

Pesce

Per chi come me ama mangiare il pesce le isole Azzorre sono un vero paradiso culinario. I costi sono bassi e la qualità è ottima. Tra i più diffusi ci sono il polpo, il baccalà, il tonno e varie specialità atlantiche che vengono preparate con una gran varietà di ricette. Unico neo, per quanto riguarda i miei gusti, è l’uso esagerato che vien fatto dell’aglio che “ammazza” i sapori. Io avevo imparato ad ordinare sempre specificando “senza aglio”. A Sao Miguel invece entra prepotentemente nelle ricette il peperone, ingrediente che – a piccole o grandi quantità- è molto presente. 
 
 
Tra le specialità delle Azzorre, soprattutto dell’isola di Sao Jorge, ci sono le lapas, che altro non sono che delle patelle di dimensioni maxi. In questo caso si tratta di un piatto un po’ più costoso degli altri, ma le porzioni sono abbondanti e quindi sono perfette per essere divise tra più persone. Come sono le lapas? Niente mezze misure, o si amano o si odiano, a me sono piaciute molto.
 

A proposito di pesce vi segnalo che a Faial a metà agosto c’è la settimana del mare e per l’occasione la zona di Marina da Horta si popola di banchetti dove è possibile mangiare pesce pagando pochi euro.

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