Visitare il Museo Civico Archeologico “Rodolfo Lanciani” di Montecelio significa entrare in un luogo dove la storia non è soltanto conservata, ma continuamente interrogata. La mia visita, realizzata nell’ambito del progetto Mnemosine promosso dalla DMO Terre di Otium, uno degli appuntamenti che ha visto anche la collaborazione di alcuni soci dall’Associazione Italiana Travel Blogger.

Per me è stata l’occasione per scoprire come questo territorio custodisca una ricchezza archeologica sorprendente, spesso poco conosciuta, ma capace di raccontare con forza la profondità culturale dell’area tiburtina.
Un museo nel cuore di Montecelio
Il museo è ospitato nel complesso del Convento di San Michele Arcangelo, un edificio che domina il borgo di Montecelio e che già introduce a un’idea di tempo stratificato.
Un luogo ideale per chi desidera scoprire le radici più antiche del territorio a pochi chilometri da Roma.

Le sue sale accolgono reperti che coprono un arco cronologico amplissimo, dalle prime frequentazioni preistoriche fino al Medioevo, passando per quella fase romana che qui ha lasciato testimonianze di straordinaria importanza.

Il percorso museale non è solo un’esposizione ordinata di materiali, ma un racconto coerente che restituisce la complessità del territorio e il lavoro di ricerca che lo ha reso leggibile.
Rodolfo Lanciani: l’archeologo che ha dato voce al territorio

La figura di Rodolfo Lanciani, a cui il museo è dedicato, è centrale per comprendere questo approccio. Io lo conoscevo già bene, perché in passato quando curavo una rubrica di archeologia sul quindicinale Tutta Decima, ho avuto modo di consultare spesso i suoi scritti. Lanciani è stato un archeologo e topografo romano tra i più importanti dell’Ottocento, con occhio attento ha saputo leggere il paesaggio come un archivio vivo, ricostruendo la storia dell’antica Monticellum attraverso documenti, iscrizioni, resti architettonici e testimonianze materiali.
Lanciani è stata una figura centrale negli studi sull’antica Roma e sul territorio tiburtino, ed è proprio quest’ultimo che per lui è stata una sorta di laboratorio privilegiato. Lo studioso, pur essendo romano, era di famiglia originaria di Montecelio e si definiva Civis Corniculanus, da Corniculanum, nome latino del borgo.
Tra i nuclei più significativi del museo spiccano i materiali legati alla religione romana, e in particolare la presenza della Triade Capitolina, il culto ufficiale più importante dell’Urbe e dei municipi romanizzati.
La Triade Capitolina: il capolavoro del museo
Il museo Lanciani raccoglie molti materiali provenienti dall’Antiquarium di Montecelio, oggi completamente riallestito nel museo, ma il pezzo che da solo merita una visita è la Triade Capitolina, uno dei reperti più preziosi del museo che porta con sé una storia che merita di essere raccontata.

Il gruppo scultoreo, in marmo lunense, raffigura Giove, Giunone e Minerva seduti uno accanto all’altra, in una composizione di rara completezza, rappresenta l’unico esempio giunto integro fino a noi di questo soggetto. La Triade Capitolina fu rinvenuta nel 1992 durante uno scavo clandestino nell’area dell’Inviolata, dove sorgeva una grande villa romana.
I tombaroli lo trafugarono rapidamente e lo immisero nel circuito illecito dell’antiquariato internazionale, destinandolo a un collezionista straniero. Il recupero, avvenuto nel 1994 grazie a un’indagine complessa dei Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale, ha consentito di recuperare il prezioso reperto poco prima che passasse il confine. Tornata nel Lazio in un primo tempo fu custodita al Museo Archeologico di Palestrina, per poi essere restituita al Comune di Guidonia Montecelio.
La Triade Capitolina non è solo un capolavoro artistico. È la testimonianza di un culto che sanciva l’appartenenza politica e religiosa a Roma, un simbolo identitario che definiva il rapporto tra centro e periferia. La sua presenza nel territorio di Montecelio racconta una romanizzazione profonda, capillare, che ha lasciato tracce non solo nei luoghi di culto, ma anche nelle ville, nelle infrastrutture, nelle produzioni agricole e nella vita quotidiana.
Nella stessa sala anche un busto di Settimio Severo, anch’esso trafugato e rinvenuto dalla Guardia di Finanza nel 2018.
Un territorio ricco di storia
Il ritrovamento di un’opera importante come la Triade Capitolina è solo un indizio di quanto questo territorio si importante dal punto di vista archeologico. L’intera area compresa tra la Tiburtina e la via Nomentana è una delle zone più ricche di testimonianze archeologiche del Lazio.

Quando da Roma viaggiamo lungo la via Tiburtina per raggiungere Guidonia Montecelio pensiamo solo a guidare e non ci rendiamo conto che stiamo attraversando una zona ad alta concentrazione di siti archeologici: ville rustiche e residenziali, complessi produttivi, luoghi di culto, necropoli, tratti di viabilità antica, strutture idrauliche e insediamenti che raccontano una continuità di vita e di attività economiche durata secoli.
Dalla villa romana dell’Inviolata provengono anche altri reperti, tra cui sarcofagi, frammenti scultorei e decorazioni architettoniche, conservati ora nel museo, così come altre preziose testimonianze del passato dell’area tiburtina che ora possono essere ammirate in queste sale

È un paesaggio archeologico diffuso, spesso nascosto sotto la modernità, ma ancora leggibile per chi sa osservare. Il Museo Lanciani svolge un ruolo fondamentale nel restituire coerenza a questo mosaico, offrendo chiavi di lettura che permettono di comprendere come il territorio fosse organizzato, vissuto e trasformato nel tempo.

Il progetto Mnemosine, in questo senso, ha avuto il merito di riportare al centro la memoria come strumento di conoscenza e di comunità.
Raccontare il Museo Lanciani significa raccontare un territorio che non ha mai smesso di essere attraversato, abitato, interpretato. Significa riconoscere che l’archeologia non è un esercizio erudito, ma un modo per leggere il presente attraverso le tracce del passato.

Un museo in evoluzione
Montecelio, con il suo museo, offre un’esperienza che unisce rigore scientifico e autenticità. Un museo che ha ancora tanto da raccontare anche perché sta subendo un importante risistemazione che lo porterà ad essere uno dei musei archeologici più importanti dell’area di Roma Metropolitana.

È un luogo ideale per chi ama l’archeologia, per chi cerca musei capaci di raccontare storie complesse con chiarezza, per chi vuole scoprire un territorio fuori dai circuiti più battuti ma ricco di identità e stratificazioni. È un invito a rallentare, osservare e lasciarsi guidare da ciò che resta, perché ciò che resta è spesso ciò che permette di capire davvero chi siamo.

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Prima di lasciare il museo, non perdete l’occasione di raggiungere un pianerottolo, situato al primo piano, dal quale è possibile affacciarsi nella sottostante chiesa di San Michele Arcangelo – un edificio non facile da visitare perché viene aperto raramente – per osservare gli affreschi dedicati a San Francesco.
Non solo archeologia
Nel comune di Guidonia Montecelio c’è anche un altro museo molto interessante, quello allestito all’interno dell’Aeroporto Militare: è il museo della DSSE che racconta di un’Italia di eccellenze in campo aeronautico a cominciare dallo studio e dalla ricerca.



