Fino al prossimo 15 novembre il Museo Archeologico Nazionale di Tarquinia ospita la mostra “In viaggio nel Regno delle Ombre. La grande pittura funeraria fra Tarquinia e Orvieto”, nata con l’intento di valorizzare il patrimonio delle tombe dipinte di Tarquinia e Orvieto e al tempo stesso ricostruire i legami fra due delle più influenti metropoli etrusche. Il risultato è quello di offrire al pubblico un’esperienza immersiva nella pittura funeraria di IV secolo a.C.

Un progetto che unisce Tarquinia e Orvieto
La mostra, curata da Vincenzo Bellelli, direttore del Parco Archeologico di Cerveteri e Tarquinia, e da Maria Cristina Tomasetti, restauratrice e conservatrice del PACT, l’esposizione nasce da una collaborazione istituzionale che permette di rendere fruibili le celebri tombe Golini I e II durante il riallestimento del MANOR di Orvieto, evitando che vengano ricoverate in deposito e sottratte al pubblico per mesi.
La mostra al Museo di Tarquinia diventa così un’occasione unica per approfondire i rapporti culturali, artistici e rituali fra le due città etrusche, mettendo in dialogo testimonianze figurative, tecniche esecutive e iconografie che raccontano un Mediterraneo in trasformazione.

Grazie a questa mostra, la tomba Bruschi viene riassemblata e presentata al pubblico nel museo di Tarquinia, offrendo un tassello fondamentale per comprendere la circolazione dei modelli figurativi fra i due centri. Su una delle sue pareti emerge la figura di una donna che osserva il proprio volto riflesso in uno specchio sorretto da un’ancella: una scena di rara eleganza, unica nel panorama della pittura etrusca.
Importanti reperti

Accanto alle tombe, il percorso espositivo presenta reperti straordinari che contribuiscono a ricostruire il contesto sociale, rituale e artistico delle élite etrusche del IV secolo a.C. come la panoplia, un’intera armatura ritrovata nei pressi delle tombe Golini, l’anfora dei Centauri, proveniente dalla Golini I e una testina in bronzo, probabilmente dalla tomba Bruschi.
Pittura funeraria etrusca: un laboratorio mediterraneo
La mostra si inserisce nel solco delle ricerche avviate con il convegno internazionale dedicato alla Tomba dei Rilievi e agli ipogei ellenistici del Mediterraneo, e approfondisce un periodo cruciale della pittura parietale etrusca.
Tra IV e III secolo a.C., infatti, miti, tecniche e soggetti iconografici di matrice greca e mediterranea iniziano a filtrare con forza nella realtà tirrenica, trasformando radicalmente la fisionomia delle tombe dipinte. È il momento in cui nasce la koinè centro-italica, una sintesi culturale che caratterizzerà l’Etruria tardo-classica ed ellenistica.

La mostra offre al visitatore la possibilità di entrare davvero dentro il linguaggio figurativo etrusco, osservando da vicino come gli artisti distribuissero i soggetti iconografici sulle superfici ipogee, trasformando ogni parete in un racconto che accompagnava il defunto nel suo viaggio nell’aldilà. Non si tratta solo di immagini: è una vera e propria regia dello spazio, dove figure, colori e simboli dialogano tra loro per costruire un messaggio destinato alle élite che commissionavano le tombe.
Attraverso questo percorso è possibile cogliere le scelte narrative e simboliche delle famiglie etrusche, che utilizzavano miti, scene conviviali, processioni e rappresentazioni eroiche per definire la propria identità e il proprio ruolo nella comunità. Ogni dettaglio, dal gesto di un personaggio alla posizione di un oggetto, racconta un sistema di valori che si riflette nella pittura funeraria.

La mostra permette anche di avvicinarsi alle tecniche esecutive e ai materiali utilizzati dagli artigiani, rivelando la complessità di un sapere che univa competenze pittoriche, conoscenze dei pigmenti e capacità di lavorare in ambienti ipogei. È un’occasione per comprendere come venivano preparate le superfici, quali colori venivano scelti e come si ottenevano effetti di profondità e movimento.
Infine, il percorso espositivo invita a riflettere sul rapporto fra mito, ritualità e rappresentazione dell’aldilà, mostrando come la pittura funeraria fosse un ponte tra il mondo dei vivi e quello dei morti. Le immagini non erano semplici decorazioni: erano strumenti di protezione, narrazioni identitarie e visioni simboliche che accompagnavano il defunto nel Regno delle Ombre, costruendo un immaginario condiviso che univa Tarquinia, Orvieto e l’intera Etruria.
Il nuovo allestimento della Sala delle Tombe Dipinte
L’esposizione inaugura anche il nuovo allestimento della Sala delle Tombe Dipinte, che ospita quattro capolavori della necropoli tarquiniese:
- la Tomba del Triclinio
- la Tomba delle Bighe
- la Tomba della Nave
- la Tomba delle Olimpiadi
Il restyling introduce una nuova illuminazione studiata per valorizzare i colori originali, accanto alla quale troviamo un percorso completamente accessibile, con accesso facilitato per persone con disabilità motoria e un tavolo multimediale che permette di esplorare la storia della Civita, della Necropoli, le tecniche pittoriche e la conservazione delle tombe.
Grazie alla collaborazione con l’Istituto Centrale per il Restauro, sarà possibile vedere anche il prototipo del primo telaio a espansione progettato per le tombe di Tarquinia: un dispositivo fondamentale per la conservazione dei dipinti staccati.
Una storia conservativa che unisce sette tombe
Tutte le sette tombe protagoniste del progetto sono accomunate da un’analoga storia conservativa: in una precisa stagione del secolo scorso, tra la fine degli anni Quaranta e per oltre un decennio, i dipinti sono, infatti, stati separati dalle pareti degli ipogei per i quali erano stati concepiti. Nel 1949 vennero rimossi i dipinti delle tombe delle Bighe e del Triclinio, seguite nel corso degli anni Cinquanta dalle tombe Golini I e II, dalla tomba del Letto Funebre nel 1953, dalle tombe delle Olimpiadi e della Nave nel 1958, della Scrofa Nera nel 1961, fino all’ultima tomba staccata nel 1964, la Bruschi.
Questi esempi mostrano come la conservazione dei dipinti in ambiente ipogeo sia sempre stata problematica e come le tombe pre-romane dell’Italia antica costituiscano testimonianze fondamentali del lungo percorso di ricerca necessario per comprendere che solo il mantenimento delle condizioni microclimatiche, rimaste stabili e immutate per oltre due millenni, può evitare il deterioramento delle fragili pitture.
Aperture straordinarie ad agosto
E per chi vuole abbinare la visita alla mostra a quella delle necropoli c’è una bella notizia: per tutto il mese di agosto il Parco Archeologico di Cerveteri e Tarquinia ha previsto aperture straordinarie per tutti i lunedì del mese per le aree archeologiche e i musei del territorio.

Aperture che seguiranno gli stessi orario e le stesse tariffe consuete. .
Sarà, quindi, possibile visitare tutti i giorni della settimana (Ferragosto compreso):

- la Necropoli della Banditaccia a Cerveteri;
- il Museo Archeologico Nazionale Cerite (Cerveteri), dove il pubblico potrà anche ammirare la mostra “Veder greco in Etruria. Le idrie di Cerveteri”;
- la Necropoli dei Monterozzi a Tarquinia con le tombe dipinte;
- il Museo Archeologico Nazionale di Tarquinia, ospitato da Palazzo Vitelleschi, che ospita la mostra “In viaggio nel Regno delle Ombre. Capolavori della pittura etrusca fra Tarquinia e Orvieto”.



