Pallotte cacio e ova, una ricetta abruzzese

La ricetta di oggi è una delle più rappresentative della cucina abruzzese, sono le pallotte cacio e ova.

ricetta originale pallotte cacio e ova

Una ricetta di origine contadina che che ancora oggi racconta un modo di vivere fatto di semplicità, ingegno e sapori pieni, le pallotte cacio e ova erano un modo per riutilizzare il pane raffermo e trasformarlo in un piatto gustoso.

Origine delle pallotte cacio e ova

Questa ricetta è diffusa un po’ in tutta la regione abruzzese e molisana, ma è in Abruzzo che le pallotte cacio e ova sono considerate un piatto simbolo della propria identità culinaria. Sono maggiormente diffuse nelle zone interne della regione, dove la pastorizia ha modellato per secoli l’alimentazione quotidiana.

La storia delle pallotte affonda le radici nella cucina povera, quella che non sprecava nulla e che sapeva valorizzare ciò che c’era. In un territorio in cui la carne non era sempre disponibile, il formaggio e le uova erano ingredienti preziosi, capaci di trasformarsi in un secondo piatto sostanzioso e conviviale. Le donne di casa preparavano queste polpette per dare sostanza ai pasti dei pastori e dei lavoratori dei campi. A casa invece le pallotte cacio e ova erano considerate un piatto di condivisione, spesso preparato in grandi quantità per riunire la famiglia o il vicinato.

Ricetta delle pallotte cacio e ova

Ogni famiglia ha la sua combinazione segreta, anche riguardo ai formaggi, anche se vengono utilizzati soprattutto quelli legati alla produzione casearia locale. Noi abbiamo utilizzato del pecorino e del parmigiano che smorza un po’ il sapore forte del pecorino.

L’importanza e l’identità culturale di questa ricetta di intuisce anche dalla loro presenza durante le feste patronali, come simbolo di abbondanza e ospitalità. Ancora oggi, le troviamo nei menu dei ristoranti e delle osterie abruzzesi e protagoniste di sagre di paese.

ingredienti pallotte cacio e ova

Ingredienti

  • Mollica di pane raffermo 500 g
  • Uova 5
  • Pecorino 300 g
  • Parmigiano 150 g
  • Prezzemolo 1 mazzetto
  • Aglio 1 spicchio
  • Sale qb
  • Pepe nero qb
  • Pomodori pelati 800 g
  • Basilico qualche foglia
  • Olio qb

La preparazione di questa ricetta è molto semplice e veloce ed è rimasta fedele alla tradizione. Si parte dal pane raffermo, che viene ammorbidito in acqua o latte e poi strizzato.

tritare pane e formaggio

A parte tritate il formaggio – spesso pecorino locale – con il pane raffermo. Aggiungere le uova e lavorate bene mescolando i vari ingredienti fino ad ottenere un impasto omogeneo, morbido e profumato

Esistono anche versioni senza sugo, che vengono servite asciutte, oppure arricchite con erbe aromatiche.

Aiutandosi con un cucchiaio date la forma alle palline che vanno poi fritte in olio bollente fino a doratura. Scolatele e lasciate assorbire l’olio in eccesso su un foglio di carta da cucina.

frittura delle pallotte

La ricetta poi prevede che le pallotte vengano successivamente immerse in un sugo semplice – pomodoro, aglio e basilico- e lasciate sobbollire lentamente.

pallotte cacio e ova al pomodoro

In questo modo le pallotte assorbiranno il profumo del pomodoro, mantenendo all’interno una consistenza soffice.

pallotte cacio e ova in tavola

Una volte completata la cottura possono essere servite come piatto unico o come secondo nelle giornate di festa.

Come riutilizzare il pane raffermo

La ricetta delle pallotte cacio e ova sono solo una delle tante anti-spreco della tradizione contadina italiana. Riutilizzare il pane era un’abitudine sana che nel tempo ha dato origine a tanti piatti tradizionali.

In Toscana il più noto di questi piatti, ovvero la pappa col pomodoro, ma troviamo anche la ribollita, la panzanella fino ad una semplice zuppa di pane, ovviamente, raffermo. Io ne ho assaggiato una anche a Maenza (LT), siamo nel Lazio, dove il pane raffermo nel Medioevo veniva trasformato nel Pan Cristiano un piatto molto sostanzioso per i pellegrini lungo la via Francigena. Tra Toscana e Lazio da non dimenticare la ricetta dell’acquacotta.

Andando verso nord arriviamo in veneto con la ricetta della pinza, un dolce buonissimo che si prepara soprattutto per l’Epifania. In Trentino si preparano e si mangiano gli strangolapreti, gnocchi verdi con gli spinaci e ancora i canederli tirolese. Il modo più semplice per il riutilizzo del pane è quello di aggiungerlo all’impasto delle polpette, che poi sta alla base della ricetta dei mondeghili milanesi.  In Sardegna troviamo la suppa cuata con fette di pane disposto a strati con il pecorino e bagnate con del brodo caldo, mentre la Sicilia ci offre pane cotto una sorta di pappa al pomodoro arricchita, ricetta detta anche pane cunsatu caldo per non confonderla con il pane cunsatu classico,  un cibo di strada a base di pane condito con olio, filetti di acciughe, pomodori, origano e talvolta capperi.

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