Parco del Gran Sasso e Monti della Laga

Con l’inizio dell’autunno diventa ancora più piacevole organizzare una gita fuori porta nella natura, come al Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, un’area protetta straordinaria che abbraccia 44 comuni tra le province di L’Aquila, Teramo, Pescara, Rieti e Ascoli Piceno.

Parco del Gran Sasso Monti della Laga Campo Imperatore

Questo territorio offre alcuni dei paesaggi più affascinanti dell’Appennino: dalle vette rocciose che sfiorano i tremila metri ai boschi rigogliosi ricchi di cascate, passando per borghi medievali sospesi nel tempo e una tradizione enogastronomica d’eccellenza.

Due anime geologiche in un unico parco

Il parco vive di contrasti e di due storie geologiche completamente contrapposte che, a distanza di pochi chilometri, regalano scenari radicalmente differenti.

Gran Sasso

Il Massiccio del Gran Sasso: È il gigante degli Appennini, costituito prevalentemente da rocce calcaree e dolomitiche. È dominato dal Corno Grande (2.912 m) e offre scenari aspri e quasi alpini.

Quello che le sembra un deserto di pietra in realtà è come una colossale spugna: il calcare del Gran Sasso non è impermeabile, l’acqua non sta in superficie viene inghiottita scende nelle profondità scavando un sistema venoso enorme creando serbatoi invisibili. La montagna si comporta come un grande colabrodo naturale: l’acqua penetra nel terreno, viaggia al buio anche per chilometri e poi riemerge a valle pensa alle purissime sorgenti del Vera (L’Aquila) o alle storiche sorgenti del Tronto vicino Amatrice (Rieti).


Qui troviamo anche l’altopiano di Campo Imperatore, chiamato anche “piccolo Tibet” italiano per i suoi spazi immensi e solitari. Non si può descrivere, bisogna andarci e vederlo con i propri occhi, anche le foto non rendono la sua bellezza

Monti della Laga

Lago artificiale di Campotosto

L’altra metà del parco è costituita dai I Monti della Laga, in netta contrapposizione al calcare del Gran Sasso, presenta una geologia completamente diversa fatta di arenaria e marna, che sono impermeabili. Quindi niente roccia nuda e spigolosa ma valli verdissime, pendenze sinuose e morbide e poi tanta acqua che dà vita a fiumi, ruscelli e spettacolari salti d’acqua come le celebri Cento Cascate, la Cascata di Biselli, la Cascata del Rio Arno – perfetta per una facile escursione per famiglie – il suggestivo Lago di Campototosto, dove mio padre andava spesso a pescare.

Un santuario di biodiversità e fauna selvatica

Il parco è un vero e proprio hotspot di biodiversità di rilievo internazionale, qui vivono qualcosa come 148 specie di uccelli, 51 di mammiferi, 16 rettili, 14 anfibi e migliaia di insetti, incluse 146 farfalle, tra cui la rara farfalla apollo. Tra i boschi di castagni, le faggete e le praterie d’alta quota vivono anche alcune specie simbolo della fauna selvatica appenninica:

  • Il Camoscio d’Abruzzo, tornato a popolare le rupi più aspre grazie a zoccoli perfettamente strutturati per fare presa sul calcare.
  • Lupi e orsi: il lupo appenninico e l’orso bruno marsicano, avvistati sempre più spesso nei pressi dei centri abitati.
  • I rapaci: dall”aquila reale al falco pellegrino che di giorno solcano i cieli in quota lasciando la notte il posto al maestoso gufo reale e al candido barbagianni.

La vegetazione varia in base all’altitudine, si va dai fitti boschi di castagni e faggete fino alle praterie d’alta quota. Complessivamente sono state censite 2364 piante, incluse alcune endemiche, come la Stella Alpina dell’Appennino, e altre protette a livello internazionale.

Storia, borghi medievali e tradizioni

Il territorio è stato profondamente plasmato nei secoli da una civiltà rurale e pastorale. Il primo grande filo conduttore è la transumanza millenaria, i cui antichi tratturi sono oggi percorsi imperdibili per gli amanti del trekking storico.

E vanno pel tratturo antico al piano,
quasi per un erbal fiume silente,
su le vestigia degli antichi padri.

[Gabriele D’Annunzio – Pastori]

I borghi più belli del parco

Imperdibile un tour tra i borghi incastonati nella pietra:

Santo Stefano di Sessanio, uno dei borghi più belli d’Italia, eretto tra l’XI il XII secolo, rappresenta oggi uno straordinario esempio di recupero conservativo e albergo diffuso, con la sua pianta elissoidale e la Torre Medicea. Le case di Santo Stefano di Sessanio si affacciano su una trama di vicoli stretti e tortuosi, determinata sia dalle esigenze difensive sia dalla necessità di sfruttare al massimo lo spazio disponibile. La scarsità di spazio ha inoltre favorito lo sviluppo delle abitazioni in altezza e in alcuni punti gli edifici si estendono persino al di sopra dei percorsi coperti, creando passaggi suggestivi all’interno del tessuto urbano.

Qui a settembre si celebra la sagra della lenticchia, un presidio Slow Food che ha trovato un habitat ideale sulle terrazze montane che circondano il borgo. La caratteristica della lenticchia di Santo Stefano di Sessanio è quella di essere piccola, di colore scuro, dalla buccia rugosa e sottile e talmente tenera da non necessitare di ammollo.

Rocca Calascio nel Parco del Gran Sasso Monti della Laga

Rocca Calascio: A circa 1.500 metri di quota, uno dei castelli più alti dell’appennino. Con la sua pianta quadrata e i torrioni circolari, sospesa tra cielo e terra è considerato una delle fortezze più belle del mondo. Resa celebre anche dal cinema, qui sono stati girati film come Lady Hawk e Il Nome della Rosa.

Il suo borgo, per anni abbandonato, ora sta vivendo una nuova era. Le vecchie case in pietra abbandonate dagli anni ’50 del secolo scorso sono state recuperate, mantenendo intatta l’identità architettonica originaria dando vita ad un albergo diffuso. Oggi Rocca Calascio non è più un paese morto, ma un presidio vivo di turismo culturale e di montagna. È meta fissa di trekker, appassionati di storia medievale e viaggiatori alla ricerca di luoghi autentici

Castel del Monte è nota come patria dei pastori, con la sua struttura urbanistica abbarbicata sui cinque colli che ne determina la caratteristica forma naturale a stella, nata dall’esigenza di costruire le abitazioni su su pendii ripidi, assecondando la pendenza del territorio.  

Castel del Monte borgo di pastori

Il borgo è anche legato a tradizioni uniche come la storica “Notte delle Streghe”. Oggi uno spettacolo teatrale itinerante, che si tiene ogni anno il
17 e 18 agosto, ma che ripropone un antico rito per esorcizzare la paura delle streghe che, secondo le antiche credenze popolari, si aggiravano di notte per aggredire e “succhiare la vita” ai neonati.

Castel del Monte ha mantenuto una forte tradizione legata alla pastorizia e alla produzione ovina. Tra le specialità locali spiccano il pecorino, prodotto con latte rigorosamente crudo, e la ricotta, accanto al più raro “marcetto”, una crema dal gusto intenso e piccante ottenuta dalla fermentazione del formaggio pecorino. Alla cucina pastorale appartiene anche la “chiaranese”, piatto a base di carne di pecora cotta lentamente in grandi recipienti, secondo un’antica consuetudine dei pastori.

Turismo arrivo: cosa fare nel parco

Il modello di sviluppo su cui punta l’area protetta è quello del turismo sostenibile, ideale per chi ama vivere il territorio all’insegna delle attività sportive di outdoor.

Trekking ed Escursionismo

fare trekking al Parco del Gran Sasso Monti della Laga

Il territorio del Parco conta oltre 300 km di sentieri strutturati con percorsi per tutti i livelli. Segnalo, per i più esperti, in particolare La Via Direttissima al Corno Grande considerata una delle escursioni di alta quota più affascinanti, ma anche tra le più impegnative degli Appennini da affrontare preferibilmente tra luglio a settembre, quando la via è generalmente libera da neve e ghiaccio pericoloso.

Arrampicata sportiva e ferrate

climber

I luoghi principali per fare arrampicata sportiva si concentrano soprattutto nell’area di Pietracamela e nei settori calcarei circostanti mentre chi ha una verve più alpinistica può scegliere tra le principali vie ferrate che si concentrano nel massiccio del Gran Sasso (in particolare sul Corno Grande e sul Corno Piccolo), oltre a opzioni più recenti come quella sul Monte Bertona.


Mountain Bike e Cicloturismo

mountain bike nel Parco del Gran Sasso Monti della Laga

Chi ama muoversi sulle due ruote il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga offre oltre 200 km di percorsi dedicati, l’area offre un mix perfetto di cicloturismo lento, mountain bike tradizionale ed e-bike, con escursioni guidate o individuale che permettendo di pedalare immersi in panorami che spaziano da praterie infinite a faggete secolari.

Ippovia del Gran Sasso

Il tracciato simbolo per gli amanti del turismo su due ruote è senza l’Ippovia del Gran Sasso, da percorrere a tappe, per un’esperienza a contatto con la montagna di più giorni, con rifugi d’alta quota come il Rifugio Duca degli Abruzzi (2.388 m) e il Rifugio Giuseppe Garibaldi (2.231 m). Nata per gli amanti del trekking a cavallo, è in gran parte fruibile anche in mountain bike e gravel. Presto il parco attiverà su questo circuito anche un servizio di noleggio bici. La ippovia è un anello di oltre 300 km, abbraccia l’intero massiccio montuoso. e consente di circumnavigare il Gran Sasso, toccando altitudini considerevoli, boschi e borghi storici.

Sport invernali

sciare a Campo Imperatore

Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga in inverno significa anche sport invernali: sono presenti 37 km di piste e comprensori sciistici serviti da 11 impianti di risalita. Per chi pratica sci di fondo poi le piste migliori sono quelle di Campo Imperatore e Prati di Tivo

I laboratori sotterranei di fisica nucleare

Accanto alla storia millenaria, il parco custodisce un anacronismo unico al mondo: i Laboratori Nazionali del Gran Sasso (INFN). Sotto 1.400 metri di roccia calcarea, che fa da scudo alle radiazioni cosmiche, scienziati internazionali studiano i neutrini e i segreti dell’astrofisica in un silenzio cosmico assoluto. Fino a un po’ di tempo fa era possibile visitare i laboratori, attualmente le visite sono sospese e ancora non è stato comunicato quando riprenderanno.

Eccellenze enogastronomiche

Un viaggio nel parco non è completo senza assaggiare i prodotti tipici della tradizione.

fioritura nel Parco del Gran Sasso Monti della Laga

Lo Zafferano di Navelli (DOP), noto come l’oro rosso d’Abruzzo, la Patata Turchesa e le Persichelle al tartufo (piccolissime pesche raccolte quando sono ancora acerbe, prima che si formi il nocciolo, e conservate in agrodolce con l’aggiunta di tartufo estivo) e ancora dalla classica Amatriciana, che è nata proprio qui, alla pecora alla collara, senza dimenticare i celebri arrosticini e la porchetta artigianale. E poi parlando di Abruzzo non possiamo dimenticare altre due ricette tipiche: gli spaghetti alla chitarra e le pallotte cacio e ova.

amatriciana

Il tutto annaffiato da buon vino come il Montepulciano d’Abruzzo, il Cerasuolo, il Trebbiano, la Passerina e il Pecorino.

Come arrivare

Per raggiungere il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, l’auto è il mezzo più comodo e consigliato a causa della vastità del territorio e della dislocazione dei borghi.

Da Roma (autostrade A24 / A25):

  • Per l’area dell’Aquila e Campo Imperatore: uscita Assergi (A24).
  • Per il versante teramano: uscita Colledara/San Gabriele (A24) o Teramo.
  • Per il versante pescarese: uscita Castiglione a Casauria (A25).

Da Nord o Adriatica (autostrada A14)

  • Per Ascoli Piceno e i Monti della Laga: uscita San Benedetto del Tronto, poi SS Salaria.
  • Per Teramo: uscita Giulianova/Teramo, poi SS 80.
  • Per Pescara e il versante sud: uscita Pescara Nord, poi indicazioni per Gran Sasso/Penne/Farindola

In alternativa, è possibile utilizzare treni e pullman regionali extraurbani per avvicinarsi alle principali località di accesso, ma l’auto, o una gita organizzata con pullman privato, rimane la soluzione migliore

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