San Gimignano e la Francigena (3 parte)

San Gimignano, così come la maggior parte delle città medioevali, era cinta da mura. Entrando in città ci si rende conto che l’antica cinta muraria del Duecento con il tempo non fu più in grado di contenere un abitato in forte espansione, al punto che fu necessario realizzarne una più esterna. Che cosa determinò una così rapida espansione?

San Gimignano e la Francigena

 Molta della sua fortuna San Gimignano la deve al fatto di essere attraversata dalla via Francigena,questo la poneva al centro di un incrocio di strade lungo le quali passava un po’ di tutto: arte, commercio, cultura e pellegrini, che poi erano spesso veicolo di alcuni questi elementi. 

Sigerico

San Gimignano è citata dall’arcivescovo di Canterbury Sigerico, nel suo diario di viaggio, con il nome di “ Sancte Gemiane”. San Gimignano rappresentò per lui la diciannovesama tappa nel suo percorso a piedi che tra il 990 e 994 lo portò da Roma all’Inghilterra.

La via Francigena ci porta
direttamente a San Gimignano

I pellegrini che giungevano in città trovavano taverne e ricoveri. Un aspetto questo che si incontra appena oltrepassate le porte che danno accesso all’abitato, una zona che un tempo era appena fuori le Mura. Lungo la via, che attraversa la città, si può trovare la maggior parte degli edifici religiosi e civili, almeno quelli più importanti.

San Bartolo

Il primo che si incontra, appena fuori porta Cellolese, è la chiesa di San Bartolo, che oltre all’aspetto religioso ne ricopriva uno molto importante, quello di ospedale, inteso con l’antico significato di ricovero per i pellegrini. 
San Bartolo
Interessante anche notare come il santo a cui è dedicata, nativo di San Gimignano, dedicò tutta la sua vita ai poveri e ai viandanti. Una dedica dunque non certo casuale. Si narra anche che tra i viandanti malati a cui Bartolo offrì ricovero che ne fu uno barbuto che improvvisamente scomparve, sarebbe stato Gesù in persona, venuto per metterlo alla prova. 
Proseguendo il cammino si arriva in piazza del Duomo, che nel Medioevo fu il fulcro della vita religiosa e politica, situata proprio all’incrocio tra la Francigena e l’antica strada che collegava Pisa e Siena. Sulla piazza si affaccia anche il palazzo del Podestà e le due torri principali: la torre Grossa e la Rognosa.

Nonostante il nome, l’edificio che domina la piazza non è il duomo, ma la collegiata (XI sec) in romanico toscano affrescata con scene del vecchio e nuovo testamento. 

Santa Fina

All’interno della chiesa, nella navata destra, si trova la cappella di Santa Fina, con affreschi del Ghirlandaio, nella quale sono conservate le reliquie della giovanissima santa. Fina fu colpita da una grave malattia all’età di 10 anni e morì nel 1253, dopo 5 anni di sofferenze trascorse dormendo su una tavola di quercia.

Piazza del Duomo

Si narra che quando la fanciulla spirò le campane suonarono da sole a festa. 

Questo è solo uno dei tanti miracoli attribuiti alla ragazza, molti mentre era ancora in vita: Eventi straordinari legati soprattutto alla guarigione di malati. 

Due anni dopo la sua morte al nome di santa Fina, che in realtà è solo beata, fu dedicato un ospedale rimasto in funzione fino agli anni ’90. Patrona non ufficiale della città, Santa Fina è oggetto di un culto molto sentito anche perché la santa fu invocata in due momenti molto difficili per San Gimignano, le pestilenze del 1479 e del 1631 e, miracolosamente, la fede sostiene per intercessione della santa, la peste cessò. 

Piazza della Cisterna
Una curiosità, alla santa è dedicato anche un gusto di gelato della premiata gelateria di piazza della Cisterna, che deve il suo nome al grande serbatoio d’acqua (1287) su cui è costruita. 

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