Riserva di Tor Caldara, un’oasi tra cielo e mare

Visitare la Riserva di Tor Caldara è come fare un balzo indietro nel tempo, a prima dell’era della speculazione edilizia che ha cancellato l’aspetto naturale di questo tratto di costa laziale.

Riserva Tor Caldara Anzio

Perché visitare la Riserva di Tor Caldara

Fino al XVII secolo gran parte della costa meridionale della regione era un susseguirsi di foreste, paludi, lagune – dune e spiagge. Prima ancora della speculazione edilizia fu la necessità di ricavare risorse dal territorio – dal legname alla necessità di reperire nuove terre coltivabili – una serie di editti papali favorirono la deforestazione. Nel giro di tre secoli l’antropizzazione del territorio avevano portato alla quasi totale scomparsa delle foreste, è poi più recente il boom edilizio ha fatto il resto con le seconde case che hanno cancellato del tutto il sistema dunale e la macchia mediterranea. Tutto questo però, poi vedremo il perché, non è accaduto a Tor Caldara, che da diversi anni è tutelata come riserva naturale. Quello che trova il visitatore è un ambiente ricco di biodiversità, fauna e flora che molto si avvicina a quello che era l’aspetto originario della costa del Lazio. 

Ecco perché tutti gli abitanti del Lazio (e non solo) dovrebbero visitare la Riserva di Tor Caldara, un luogo che oggi rappresenta una sorta di archeologia del paesaggio e uno degli orgogli del litorale romano, un piccolo miracolo naturale salvatosi dalla cementificazione selvaggia della costa, arricchito poi da una particolare valenza geologica.

Come Tor Caldara l’ambiente si è preservato

Siamo ad Anzio e qui negli anni ’70 ci fu una forte urbanizzazione per la costruzione di seconde case, che diede un duro colpo al territorio, ma qui l’ambiente ha avuto anche un insolito alleato: un grande campeggio abusivo, che, un po’ per caso, ne ha garantito la sopravvivenza, preservandone, almeno in parte, anche la sua biodiverisità, anche se molte delle specie presenti agli inizi del ‘900 (cinghiale, lontra, gatto selvatico, capriolo, capovaccaio) sono solo un lontano ricordo..

Erano gli anni 70 e – tra un’ordinanza di chiusura disattesa è un’altra – il campeggio continuò ad essere operativo fino al 1981. Ed è stato proprio in quegli anni che io sono stata per la prima volta a Tor Caldara. Non in campeggio, ma in gita con mia madre e i miei fratelli per vedere le sorgenti solfuree. Sinceramente non ho un ricordo del campeggio, forse era stato già smantellato, ma ricordo bene l’odore di zolfo e dell’aspetto un po’ dantesco della zona. La chiusura del campeggio ha rappresentato una vittoria per la legalità e per l’ambiente. Quello però fu anche il momento per fare i conti con i danni che erano stati arrecati all’area da una gestione più attenta alle attività funzionali al campeggio che all’ambiente. 

Anzio, Tor Caldara

Non tutto il male viene per nuocere

Il campeggio aveva sì recato danni a Tor Caldara, ma al tempo stesso aveva avuto un ruolo positivo: la sua presenza aveva contribuito in modo determinante a risparmiare questa zona alla speculazione edilizia.

Tor Caldara fioritura

E’ così che oggi chi si avvicina in barca a questo tratto di costa nota immediatamente una sorta di “anomalia”: le case cioè lasciano improvvisamente il posto al verde.

A fare da guardia, si fa per dire,  alla Riserva si alza l’antica torre Medievale, fatta rimodernare nel 1565 da Marco Antonio Colonna utilizzando resti della villa romana. La torre aveva una doppia funzione: quella di torre di avvistamento e difesa dalle scorribande saracene – ma anche per proteggere le attività estrattive dello zolfo – e faceva parte di quel sistema di fortificazioni che un tempo segnavano, ad intervalli regolari, il profilo della costa. Un ingegnoso sistema di avvistamento per fronteggiare il pericolo delle invasioni da parte dei pirati saraceni.

La storia della Torre però ha anche pagine più moderne, ha visto lo sbarco dei soldati inglesi (1813) e subito le cannonate durante le guerre napoleoniche fino agli accampamenti e le trincee che videro i soldati americani, dopo la sbarco di Anzio, rifugiarsi in questi boschi e costruire trincee e postazioni militari, le cui tracce sono ancora oggi visibili nella boscaglia.

Io sono partita dalla più storia recente, ma la presenza dell’uomo qui è documentata ad almeno 80 mila anni fa grazie al ritrovamento di manufatti litici, come ad esempio punte di lance e altri ciottoli lavori utilizzato come utensili per tagliare risalenti al Paleolitico (inferiore e superiore). Altri resti testimoniano una frequentazione nel tempo del territorio fino ad arrivare ai Romani, alla cui epoca risalgono i resti di una villa costiera di età imperiale e poi, via via fino alla fine degli anni ’80.

… e poi arrivarono i vincoli ambientali

paesaggio tor caldara

Nel 1988, dopo le necessarie operazioni per ripristinare l’equilibrio ambientale e sanare le ferite provocate dal campeggio, Tor Caldara è diventata una riserva naturale dal grande interesse naturalistico, geologico, storico e archeologico. Il risultato è una riserva che, anche se non è grande – sono poco più di una cinquantina di ettari – offre al visitatore una varietà di ambienti diversi.

Quando lasciavo al inospitale capanna del mio amico, all’alba, per recarmi a Tor Caldara dove un battello mi avrebbe trasportato ad Anzio, i primi raggi del sole filtravano attraverso il fogliame del bosco tutto irrorato dalla rugiada della notte, e riscaldava il sangue come un sorso di vino generoso.

Il respiro della natura selvaggia, il profumo della foresta incontaminata, il canto degli uccelli tonificavano lo spirito e rendevano agili le membra.

Rodolfo Lanciani (1909)

Biancospino

Tor Caldara, flora e fauna

Il  percorso alla scoperta della flora e della fauna di Tor Caldara inizia dal bosco, dove a farla da padrone è la macchia mediterranea con la presenza di lecci, sughere, biancospino, corbezzolo ed altre specie tipiche,  per arrivare fino a pochi metri dalla riva del mare. Un itinerario che attraversa anche un’interessante area umida e un ambiente sulfureo. Il bosco sempreverde qui è l’ambiente predominante, circa l’80% che costituisce un raro esempio dell’aspetto della costa del Lazio fino ai primi del ‘900

Gli animali che vivono a Tor Caldara sono molti. Tanto per fare qualche numero:

  • 70 specie di uccelli
  • 15 specie di mammiferi
  • 9 specie di rettili
  • 6 specie di anfibi

Il simbolo di Tor Caldara, oltre alla Torre Saracena, è il gruccione: un coloratissimo uccello che scava il suo nido creando delle gallerie nei banchi sabbiosi, luogo ideale per costruire il nido

gruccioni


Parlando di uccelli qui a Tor Caldara troviamo anche quaglie e beccacce oltre a diversi i rapaci come la poiana, il gheppio e saltuariamente anche il falco pellegrino, ai quali si aggiungono i rapaci notturni come qualche civetta, allocco, gufo. Nelle acque antistanti la riserva recentemente sono stati avvistati anche alcuni esemplari di smergo maggiore, si tratta di un gradito ritorno di questa specie di anatra che sverna in Italia che in passato (dal 2010 al 2014) frequentava abitualmente queste acque

Negli stagni è facile trovare insetti e anfibi (rane, rospi e il tritone punteggiato) mentre nascoste tra la vegetazione fanno capolino il coniglio selvatico, l’istrice, la volpe, la donnola, il moscardino e la nottola comune (pipistrello).
Tra i rettili troviamo la testuggine di Herman, la tartaruga palustre, il biacco, la biscia e il saettone, quindi se vedete un serpente, niente paura, sono innocui. A completare la fauna della Riserva di Tor Caldara anche molti insetti

Una rete di recinzione separa la riserva naturale dal mare

Ho sempre pensato che sarebbe molto bello se ad essere protetta fossero anche le acque antistanti che, qui a Tor Caldara, si distinguono, rispetto al resto della costa, anche per la presenza di scogli naturali e per un fondale abbastanza eterogeneo che consente la vita di numerose specie marine sia animali che vegetali.

Tor Caldara e le sorgenti sulfuree

Come vi accennavo prima, tra le caratteristiche che rendono Tor Caldara davvero unica ci sono anche dei fenomeni di vulcanesimo secondario, ovvero delle sorgenti sulfuree che segnano non solo l’aria non solo per l’odore, ma anche le rocce che assumono una colorazione giallastra. Il risultato è un’aria surreale, un ambiente quasi lunare. Le acque, nelle quali è vietato bagnarsi, sono frutto della risalita dei gas provenienti da quello che fu il grande vulcano laziale, che poi è responsabile anche dei un fenomeno molto simile che si può osservare presso la Solfatara di Pomezia. Nel Lazio però ci sono anche altre due zone soggette a fenomeni di vulcanismo secondario dello stesso genere: la solfatara di Monterano e la Caldara di Manziana. In questo caso però il vulcano che ne è all’origine è il vulcano Sabotino, quello del lago di Bracciano per intenderci.

Tor Caldara set cinematografico

Di un luogo così particolare non poteva non accorgersi il cinema che in passato ha scelto Tor Caldara come location per molti altri film: “Per un pugno di dollari”, “Fantozzi al mare”, “I Vichinghi”, “Diabolik”, “Ben Hur”, Il Vangelo secondo Matteo, l’Odissea televisiva e molti, moltissimi altri ancora, anche se c’è da dire che – in alcuni casi – anche il cinema si è comportato in modo rispettoso poco dell’ambiente. 

Ma questo, per fortuna è solo passato, ed oggi Tor Caldara è una riserva naturale regionale, o meglio “un’oasi tra cielo e mare”.

Come arrivare a Tor Caldara 

cartello Tor Caldara

La riserva di Tor Caldara si trova sulla Litoranea Ostia Anzio al km 34,400, Anzio (RM). Il modo più semplice è ovviamente in auto. Per arrivare con i mezzi pubblici da Roma è necessario prendere il pullman per Nettuno da Laurentina e scendere alla fermata “Ardeatina, inc V Ninfa Alburnea”, da qui fino all’ingresso della riserva sono 8 minuti a piedi.

Orario di apertura:

giovedì, sabato e domenica con i seguenti orari

  • dalle 9 alle 18.30 dal 16 aprile al 30 settembre 
  • dalle 9 alle ore 16 dal 1 ottobre al 16 aprile

Per visite guidate ed informazioni 

La Riserva di Tor Caldara ha un centro visite e organizza, tra le varie cose, anche dei laboratori di educazione ambientale, un piccolo orto botanico, alcune aree faunistiche

L’ingresso è gratuito, e non è consentito l’accesso ai cani per non disturbare la fauna selvatica.

E non finisce qui

Terminata la visita vi consiglio una passeggiata al porto di Anzio e di sedervi a tavola e finire la giornata con una cena a base di pesce. La scelta per chi vuole mangiare bene ad Anzio è vasta e il mare nel piatto è d’obbligo.

Tra i locali che abbiamo sperimentato personalmente vi segnalo

Franco ai Quatto Venti, che è un vero e proprio ristorante

Le LEccorine DEL GATTO (è scritto proprio così) che è una pescheria dove è possibile scegliere il pesce e farselo cucinare.

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