Riserva di Tor Caldara, un’oasi tra cielo e mare

Visitare la Riserva di Tor Caldara è come fare un balzo indietro nel tempo, che mostra ai visitatori quello che poteva essere l’aspetto naturale di questo tratto di costa laziale.

Riserva Tor Caldara Anzio

La riserva, che si estende per circa 44 ettari lungo la costa tra Anzio e Lavinio, è infatti un raro esempio di foresta litoranea mediterranea sopravvissuta all’urbanizzazione costiera

A Tor Caldara con “Vivi i Parchi del Lazio”

Lo scorso 28 giugno a Tor Caldara si è svolto uno degli appuntamenti promossi dalla Regione Lazio, per far conoscere i Parchi del Lazio tramite una serie di attività gratuite. Appuntamento che ho avuto l’onore e il piacere di condurre come Associazione Italiana Travel Blogger che ha vinto il bando promosso dal Parco dei Castelli Romani, che gestisce la riserva. Quello che ho proposto è stata un’esplorazione nella natura sensoriale conoscere attraverso il tatto, la vista, l’odorato e l’udito. Niente gusto perché non abbiamo assaggiato nulla.

Vivi i parchi del Lazio a Riserva tor caldara con associazione italiana travel blogger

La nostra visita si è svolta di pomeriggio, in un orario in cui la Riserva normalmente è chiusa, quindi abbiamo avuto anche il valore aggiunto di averla tutta per noi.

Meditazione nella natura

A rendere l’esperienza anche più immersiva la presenza di Sonia Seco, coach spirituale certificata, che ha proposto una sessione guidata di Respiro nel Cuore, una meditazione akashica per armonizzare corpo, mente, cuore e anima, immersi nel silenzio della Riserva.

Gli unici suoni quello delle onde del mare e del vento tra le fronte che hanno offerto la cornice ideale per ritrovare la calma interiore.

Perché visitare la Riserva di Tor Caldara

La costa di Anzio

Fino al XVII secolo gran parte della costa meridionale della regione era un susseguirsi di foreste, paludi, lagune – dune e spiagge. Prima ancora della speculazione edilizia fu la necessità di ricavare risorse dal territorio – dal legname alla necessità di reperire nuove terre coltivabili – una serie di editti papali favorirono la deforestazione.

Nel giro di tre secoli l’antropizzazione del territorio avevano portato alla quasi totale scomparsa delle foreste, è poi più recente il boom edilizio ha fatto il resto con le seconde case che hanno cancellato del tutto il sistema dunale e la macchia mediterranea. Tutto questo però, poi vedremo il perché, non è accaduto a Tor Caldara, che da diversi anni è tutelata come riserva naturale. Quello che trova oggi il visitatore è un ambiente ricco di biodiversità, fauna e flora che molto si avvicina a quello che era l’aspetto originario della costa del Lazio. 

Gli abitanti di Tor Caldara: 15 mammiferi. 50 uccelli, 9 rettili, 6 anfibi. Insetti e batteri non li contiamo.

Ecco perché tutti gli abitanti del Lazio (e non solo) dovrebbero visitare la Riserva di Tor Caldara, un luogo che oggi rappresenta una sorta di archeologia del paesaggio e uno degli orgogli del litorale romano, un piccolo miracolo naturale salvatosi dalla cementificazione selvaggia della costa, arricchito poi da una particolare valenza geologica.

Come Tor Caldara l’ambiente si è preservato

Siamo ad Anzio e qui negli anni ’70 ci fu una forte urbanizzazione per la costruzione di seconde case, che diede un duro colpo al territorio, ma qui l’ambiente ha avuto anche un insolito alleato: un grande campeggio abusivo, che, un po’ per caso, ne ha garantito la sopravvivenza, preservandone, almeno in parte, anche la sua biodiverisità, anche se molte delle specie presenti agli inizi del ‘900 (cinghiale, lontra, gatto selvatico, capriolo, capovaccaio) sono solo un lontano ricordo..

Fontana con cinghiale

Erano gli anni 70 e – tra un’ordinanza di chiusura disattesa è un’altra – il campeggio continuò ad essere operativo fino al 1981. Ed è stato proprio in quegli anni che io sono stata per la prima volta a Tor Caldara. Non in campeggio, ma in gita con mia madre e i miei fratelli per vedere le sorgenti solfuree.

Sinceramente non ho un ricordo del campeggio, ma ricordo bene l’odore di zolfo e dell’aspetto un po’ dantesco della zona. La chiusura del campeggio ha rappresentato una vittoria per la legalità e per l’ambiente. Quello però fu anche il momento per fare i conti con i danni che erano stati arrecati all’area da una gestione più attenta alle attività funzionali al campeggio che all’ambiente. 

Non tutto il male viene per nuocere

Il campeggio aveva sì recato danni a Tor Caldara, ma al tempo stesso aveva avuto un ruolo positivo: la sua presenza aveva contribuito in modo determinante a risparmiare questa zona alla speculazione edilizia.

Tor Caldara fioritura

E’ così che oggi chi si avvicina in barca a questo tratto di costa nota immediatamente una sorta di “anomalia”: le case cioè lasciano improvvisamente il posto al verde.

A fare da guardia, si fa per dire,  alla Riserva si alza l’antica torre Cinquecentesca che aveva la torre aveva la doppia funzione: di torre di avvistamento e difesa dalle scorribande saracene – e di protezione le attività estrattive dello zolfo.

Torre che faceva parte di quel sistema di fortificazioni che un tempo segnavano, ad intervalli regolari, il profilo della costa. Un ingegnoso sistema di avvistamento per fronteggiare il pericolo delle invasioni da parte dei pirati saraceni.

La storia della Torre però ha anche pagine più moderne, ha visto lo sbarco dei soldati inglesi (1813) e subito le cannonate durante le guerre napoleoniche fino agli accampamenti e le trincee che videro i soldati americani, dopo la sbarco di Anzio (22 gennaio 1944), rifugiarsi in questi boschi e costruire trincee e postazioni militari, le cui tracce sono ancora oggi presenti in un tratto della boscaglia, anche se attualmente non aperto al pubblico.

A proposito dello sbarco di Anzio c’è anche un aneddoto che riguarda Roger Waters, leader dei Pink Floyd e cittadino onorario di Anzio. Suo padre, Eric Fletcher Waters, fu uno degli ufficiali britannici che partecipò allo storico sbarco e che perse la vita il 18 febbraio 1944 in una zona non lontana da Tor Caldara, individuata solo una decina di anni fa. Ecco allora spiegato il perché nel film “The Wall” diverse scene sono state girata proprio qui a Tor Caldara.

Io sono partita dalla più storia recente, ma la presenza dell’uomo qui è documentata ad almeno 80 mila anni fa grazie al ritrovamento di manufatti litici, come ad esempio punte di lance e altri ciottoli lavori utilizzato come utensili per tagliare risalenti al Paleolitico (inferiore e superiore). Altri resti testimoniano una frequentazione nel tempo del territorio fino ad arrivare ai Romani, alla cui epoca risalgono i resti di una villa costiera di età imperiale e poi, via via fino alla fine degli anni ’80.

… e poi arrivarono i vincoli ambientali

paesaggio tor caldara

Nel 1988, dopo le necessarie operazioni per ripristinare l’equilibrio ambientale e sanare le ferite provocate dal campeggio, Tor Caldara è diventata una riserva naturale dal grande interesse naturalistico, geologico, storico e archeologico. Il risultato è una riserva che, anche se non è grande offre al visitatore una varietà di ambienti diversi.

area gialla di zolfo  tor caldara

Quando lasciavo al inospitale capanna del mio amico, all’alba, per recarmi a Tor Caldara dove un battello mi avrebbe trasportato ad Anzio, i primi raggi del sole filtravano attraverso il fogliame del bosco tutto irrorato dalla rugiada della notte, e riscaldava il sangue come un sorso di vino generoso.

Il respiro della natura selvaggia, il profumo della foresta incontaminata, il canto degli uccelli tonificavano lo spirito e rendevano agili le membra.

Rodolfo Lanciani (1909)

Tor Caldara, flora e fauna

la riserva è un hotspot di biodiversità. La vegetazione è dominata da lecci, sughere e macchia mediterranea con lentisco, fillirea, corbezzolo. Inoltre il suolo acido, arricchito da composti solforosi, crea nicchie ecologiche uniche.

bosco mediterraneo  a tor caldara

Tra gli ospiti più rari c’è il Cyperus polystachyus, un “papiro” che in Italia cresce solo qui e a Ischia, altro sito italiano, caratterizzato dalla presenza di una solfatara.

gruccioni

Il simbolo di Tor Caldara è la Torre Saracena, ma l’uccello che simboleggia la fauna locale è il gruccione: un coloratissimo uccello migratore che scava delle gallerie nei banchi sabbiosi, luogo ideale per costruire il nido. Durante la visita a Tor Caldara quando vedete dei fori circolari sui banchi sabbiosi non vi potete sbagliare: è l’ingresso di un nido.

tane dei gruccioni a tor caldara

Parlando di uccelli qui a Tor Caldara troviamo anche quaglie e beccacce oltre a diversi i rapaci come la poiana, il gheppio e saltuariamente anche il falco pellegrino, ai quali si aggiungono i rapaci notturni come qualche civetta, allocco, gufo. Nelle acque antistanti la riserva. recentemente sono stati avvistati anche alcuni esemplari di smergo maggiore, si tratta di un gradito ritorno di questa specie di anatra che sverna in Italia e che in passato (dal 2010 al 2014) frequentava abitualmente questa zona.

ponticello

Negli stagni è facile trovare insetti e anfibi (rane, rospi e il tritone punteggiato) mentre nascoste tra la vegetazione fanno capolino il coniglio selvatico, l’istrice, la volpe, la donnola, il moscardino e la nottola comune (pipistrello).
Tra i rettili troviamo la testuggine di Herman, la tartaruga palustre, il biacco, la biscia e il saettone, quindi se vedete un serpente, niente paura, sono innocui. A completare la fauna della Riserva di Tor Caldara anche molti insetti

Una rete di recinzione separa la riserva naturale dal mare

Riserva tor caldara vista dal mare tramonto

Ho sempre pensato che sarebbe molto bello se ad essere protetta fossero anche le acque antistanti che, qui a Tor Caldara, si distinguono, rispetto al resto della costa, anche per la presenza di un reef di Sabellaria alveolata, una biocostruzione formata da minuscoli vermi marini che cementano sabbia e conchiglie.

Questo reef è una nursery per molte specie ittiche e agisce come barriera naturale contro l’erosione costiera. È stato il primo ad essere studiato in Italia e rappresenta un ecosistema fragile e prezioso.

Tor Caldara e le sorgenti sulfuree

Come vi accennavo prima, tra le caratteristiche che rendono Tor Caldara davvero unica ci sono anche dei fenomeni di vulcanesimo secondario, ovvero delle sorgenti sulfuree che segnano non solo l’aria non solo per l’odore, ma anche le rocce che assumono una colorazione giallastra.

Il risultato è un’aria surreale, un ambiente quasi lunare. Le acque, nelle quali è vietato bagnarsi, sono frutto della risalita dei gas provenienti da quello che fu il grande vulcano laziale, che poi è responsabile anche dei un fenomeno molto simile che si può osservare presso la Solfatara di Pomezia. Nel Lazio però ci sono anche altre due zone soggette a fenomeni di vulcanismo secondario dello stesso genere: la solfatara di Monterano e la Caldara di Manziana. In questo caso però il vulcano che ne è all’origine è il vulcano Sabotino, quello del lago di Bracciano per intenderci.

L’accesso a queste aree al momento è interdetto al pubblico, ma ci sono diversi punti dai quali si può osservare da una distanza ravvicinata.

Le bocche dell’inferno

Fin dall’antichità, le emissioni sulfuree e i vapori che si levano dal terreno hanno alimentato l’immaginario popolare. I contadini del posto chiamavano queste fumarole “le bocche dell’inferno”, convinti che lì sotto si celasse un mondo sotterraneo abitato da spiriti e creature infernali. Il paesaggio, con le sue pozze ribollenti e l’odore acre di zolfo, ricordava le descrizioni dantesche dell’Inferno.

Tor Caldara set cinematografico

Di un luogo così particolare non poteva non accorgersi il cinema che in passato ha scelto Tor Caldara come location per molti altri film. Dal deserto del Texas all’oltretomba, dalla Roma antica al futuro immaginato, questo angolo del litorale laziale ha mostrato come la natura, se ben interpretata, possa diventare ogni cosa: uno spazio fisico e insieme simbolico, pronto ad accogliere le visioni più disparate del cinema.


Grazie al suo paesaggio selvaggio, fatto di solfatare fumanti, dune sabbiose, macchia mediterranea e tratti di costa desolata, Tor Caldara è riuscita a rappresentare luoghi estremamente diversi tra loro, dando vita a veri e propri mondi immaginari. Negli anni ’60, durante l’epoca d’oro degli spaghetti western, Tor Caldara venne scelta per simulare le ampie distese desertiche del West americano.

In altri la solfatara naturale e il paesaggio spoglio di Tor Caldara sono stati sfruttati per evocare un ambiente infernale e inquietante. I getti di vapore, le rocce brulle e l’odore acre di zolfo hanno fornito l’ambientazione ideale per scene cupe e disturbanti, rendendo il luogo quasi ultraterreno. Inoltre, grazie alla sua natura brulla, spoglia e silenziosa, Tor Caldara è stata utilizzata anche per simulare paesaggi lunari o alieni

Nel 2023 è stato realizzato il documentario “La nostra Monument Valley” di Alberto Crespi e Steve Della Casa che racconta proprio i luoghi del cinema italiano, tra cui Tor Caldara, definita una delle “Monument Valley” del nostro Paese.

Come arrivare a Tor Caldara 

cartello Tor Caldara

La riserva di Tor Caldara si trova sulla Litoranea Ostia Anzio al km 34,400, Anzio (RM). Il modo più semplice è ovviamente in auto. Per arrivare con i mezzi pubblici da Roma è necessario prendere il pullman per Nettuno da Laurentina e scendere alla fermata “Ardeatina, inc V Ninfa Alburnea”, da qui fino all’ingresso della riserva sono 8 minuti a piedi.

Orario di apertura:

La riserva è aperta, con ingresso gratuito, il giovedì, sabato e domenica con orario 9 – 14 (ultimo ingresso 13,30). Per gruppi, scolaresche ed esigenze speciali, è possibile richiedere un permesso per un’apertura speciale.

Per visite guidate ed informazioni 

La Riserva di Tor Caldara ha un centro visite e organizza, tra le varie cose, anche dei laboratori di educazione ambientale, un piccolo orto botanico, alcune aree faunistiche. L’ingresso è gratuito.

Importante sapere poi che non è consentito l’accesso ai cani, un provvedimento necessario per non disturbare la fauna selvatica.

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